Sono stata invitata a …

Sono stata invitata a  partecipare a un corso di aggiornamento a Piacenza
Direi normale amministrazione visto e considerato che capitano di frequente
La nota dolente è che l’appuntamento è alle otto e quindi la sveglia suonerà alle quattro …praticamente un attimo prima dell’alba!
Questo è l’unica preoccupazione che ho, non mi pesano i tanti chilometri di distanza da percorrere ma l’alzataccia.

E adesso lo confesso, vado spesso a letto con le galline…non ridete eh!!
Per affrontare una giornata a testa alta ho bisogno di almeno nove ore di sonno filato, se capita che questo non è possibile per me è un sacrificio enorme
Non mi sono mai spiegata come diavolo riescano a stare in piedi le persone che dormono poco.
Mi dicono che sia solo una questione di abitudine. Può darsi!
Diciamo che finora non ho mai sentito la necessità di abituarmi.

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Qualche tempo fa ho letto un articolo dove uno studio inglese dimostrava l’importanza del sonno per il fisico e la psiche e lanciava l’allarme verso il moderno stile di vita che, tra stress e impegni, toglie tempo al riposo.
Alla faccia di mia cugina: lei sostiene che dormire è una gran perdita di tempo.
Dice che ruba momenti alla vita da vivere e sciorina come una medaglia le poche ore che ogni notte dedica al riposo.
Si considera vitale e attiva fino a farmi sentire una mosca bianca ..per non dire fiacca e perditempo.

A questo punto mi sorge una curiosità, un pò  banale a dire il vero:
Voi in quante ore di sonno riuscite a ricaricare le pile per poi apparire belli e pimpanti al risveglio del mattino?

Ogni giorno passo…

Ogni giorno passo a prendere mia figlia da scuola e  mi unisco alle tante mamme in attesa, come me, dell’uscita dei loro figli.
Inutile dire che si sono istaurate amicizie piacevoli e  quando manca qualcuno all’appello ci cerchiamo.
Fra queste signore ce n’è una a cui cerco di stare a debita distanza. E’ gentilissima, ci mancherebbe, ma ha un vizio: fuma.
Essendo all’aperto si sente libera di fumare una sigaretta dietro l’altra.
Mentre  parla a poca distanza emette il fumo passivo proprio sulla faccia della persona con cui  sta  chiacchierando, a me sta cosa urta parecchio.
Non sono schizzinosa ma confesso che il fumo mi crea fastidio, mi toglie il fiato, non essendo fumatrice lo trovo sgradevole, insomma se posso mi allontano.
Capisco che un fumatore incallito non considera questo aspetto, non ci pensa o è talmente oppresso dal vizio che non guarda in faccia a nessuno, ma poi subentra la maleducazione.
Una signora più sfacciata di me ha sollevato l’argomento dicendole che fuma troppo e dovrebbe evitare di farlo almeno quando è in compagnia di persone che non sempre gradiscono il fumo, lei ha risposto che è un’esigenza e talvolta non si accorge di accendere la sigaretta. Se ne rende conto quando oramai l’ha consumata.
Inutile dirvi che la cosa continua a ripetersi ogni giorno

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E’ sorta spontanea una riflessione sulla  dipendenza: a lungo andare altera i comportamenti.
Una semplice abitudine si trasforma in una ricerca esasperata.
La ricerca di quello che ti dà piacere

Non riusciamo a smettere quando una cosa ci dà gioia, dire basta è difficile.
Ma a un certo punto qualcosa cambia e la rotta s’inverte, smette di fare bene e inizia a fare male, ma per quanto  stia lentamente uccidendo rinunciarci è peggio.

 

Ogni fine…

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Ogni fine settimana vado al supermercato a fare la spesa.
Se devo essere sincera non impazzisco di gioia, ma poi mi distraggo spingendo il carrello fra gli scaffali strapieni di cose buone, accattivanti, invitanti e scopro che in fin dei conti è un momento piacevole.
Una mia mania è quella di controllare sempre la data di scadenza di ogni articolo, anche per i prodotti a lunga conservazione.

Li rigiro nelle mani sino a quando non trovo l’etichetta, poi li metto nel carrello e proseguo.
Scorro così l’elenco delle cose da comprare e cerco di affrettarmi per evitare la fila alla cassa.
Mi avvicino poi per pagare e mentre appoggio il tutto sul tappeto mobile sono attirata dalla voce di una signora che mi precede.
Doveva pagare quattro articoli ma non le tornavano i conti, o meglio, aveva nel portamonete una banconota da venti euro e avendo fatto precedentemente un calcolo mentale dovevano essere sufficienti per comprare ciò che aveva nelle mani, invece la cassiera le aveva chiesto una somma superiore di cinque euro circa.
Al rifiuto della signora di pagare è intervenuto il direttore per porre fine alla questione. La cassiera ha spiegato al dirigente cosa stava accadendo e la signora si è difesa spiegando che era ben certa che sui scaffali in corrispondenza degli articoli c’era un prezzo diverso da quello dello scontrino.
Il direttore incredulo manda una responsabile di reparto a controllare e in effetti era proprio come raccontato dalla cliente
Con infinite scuse la signora è andata via pagando i prodotti con i prezzi esposti.
Perplessa ho guardato il mio carrello strapieno e mille dubbi sono sorti a tempo di record.
Come avrei potuto accorgermi di tali differenze di cifre con tanti prodotti? Dovrei avere una memoria fotografica.
Cmq se una mania è quella di controllare le scadenze, un’altra è quella di non fare caso ai prezzi….
Bisognerebbe avere quattro occhi e non due..ma poi alla fine trovano il modo ugualmente di truffarti

ieri sera mentre tornavo..

Ieri sera mentre tornavo dall’ufficio ascoltavo  per radio un dibattito.
Parlavano  degli italiani e delle loro preferenze riguardo la moglie ideale.
Ponevano la domanda:  meglio una donna casalinga legata alla casa e alla famiglia  pronta a servire e riverire, una sorta di Geisha, oppure una donna in carriera che ricopre una posizione di rilievo in ambito lavorativo ma assente in casa?

Si dicuteva sull’uomo che sposa una donna professionalmente al top, dicevano che  è destinato a un matrimonio peggiore di quello che gli sarebbe riservato con una moglie casalinga
Secondo me è un’uscita un po  azzardata, visto che la buona riuscita di una relazione di coppia non dipende solo dalla variabile lavoro.

Non sto ad elencare tutte le dicerie poco lusinghiere, ne sono state dette di tutti i colori
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Il dibattito su un primo momento è stato divertente, poi riflettendoci ho dedotto che gli uomini hanno una scarsa considerazione della donna, in quanto la ritengono poco propensa  a sapersi organizzare  e quindi se segue la carriera non può gestire una casa e viceversa
Per quel che mi riguarda la mia giornata è scandita da ufficio, riunioni, aggiornamenti che mi impegnano parecchio per poi rientrare tardi la sera, ma non manco di seguire la mia famiglia una volta tornata a casa

Io sono per la collaborazione…anche domestica e devo ammettere  che gli uomini  sono diventati bravissimi nelle faccende di casa quindi potrebbero rimboccarsi le maniche e dare una mano a prescindere se una donna sceglie di fare la casalinga o lavorare fuori casa
Giustooooo???

Le vedo passare ogni sera…

Le vedo passare ogni sera davanti casa…sempre alla stessa ora, una a fianco all’altra..
Sono le “vecchiette” del paese, sempre puntuali per la messa delle venti.
Raramente sono mancate a qualche appuntamento di preghiera, poteva anche diluviare ma loro erano presenti.
Mia madre mi obbligava ad andare ogni domenica in chiesa e per tutta la durata delle elementari ho seguito la messa delle undici celebrata da Don Francesco.
All’inizio avevo obbedito a quel rito con totale fiducia ma, con il tempo, quella stessa sfiducia aveva iniziato a sfilacciarsi, a stemperarsi in una sentimento di segno opposto.
Sentivo, infatti, parlare sempre di amore e bontà, ma quell’amore e quella bontà non riuscivo a vederli nelle persone che mi circondavano.
Sentivo parlare di gioia ma, intorno a me vedevo soltanto volti tristi.
Le belle parole che ascoltavamo in chiesa non influivano sulla vita di ogni giorno.
“Non solo di pane vive l’uomo”, aveva detto Gesù, ma i più tanti sembravano proprio di vivere di solo pane..e a volte mancava pure quello.
Le cose che non mancavano invece erano le chiacchiere, le piccole invidie, le ripicche e gli abiti nuovi.
Sempre molto attenti a sfoggiarli la domenica successiva mentre erano molto distratti durante l’omelia perdendosi in pettegolezzi.
Nel mio cuore c’era altro, il mio cuore cercava altro. Così, al tempo delle medie cominciai a ribellarmi.
Per prima cosa fuggii dal confessionale, quella sinistra casetta che, fin dall’inizio, mi aveva costretta all’ipocrisia spingendomi ad inventare dei peccati che non avevo commesso pur di confessare qualcosa, poi iniziai a rallentare la frequenza della messa.
Un giorno avevo troppi compiti, la domenica dopo invece un forte mal di testa.
Dopo un po’ mia madre cominciò a tenermi il muso, “non vuoi più bene a Gesù” bisbigliò una domenica con aria da vittima.
“E’ proprio perché gli voglio bene che non vado più in chiesa”
“non bestemmiare”!
“non sto bestemmiando sto solamente esponendo il mio punto di vista”

Mentre le labbra di mia madre si tendevano sempre di più, le parlai in lungo e in largo del mio disagio.
Le spiegai che non volevo ridurmi a sentirmi buona soltanto perché avevo allungato una moneta a un povero o perché avevo fatto beneficenza per i bambini che muoiono di fame in Africa.
Non esiste l’amore a comando, che si misura in base all’azione che si compie..non può essere come un vestito che si indossa quando ci fa comodo.
Mia madre si era chiusa in un silenzio spettrale, cominciò a sparecchiare con gesti rumorosamente teatrali.

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Oggi mi considero credente ma non praticante…
Parlo con Gesù tante volte al giorno..oppure mai..sicuramente quando ne sento il bisogno perché lui è dentro di me..sempre con me..non serve andare in chiesa per imparare cos’è il bene o il male..perchè questo già lo so..

Un pomeriggio ho suonato il campanello della canonica, sentivo il bisogno di parlare con Don Francesco. Mi ha accolta e a lui ho affidato le parole che mi tormentavano dentro, mi ha incoraggiata, rincuorata, rasserenata.
Sono uscita che mi sentivo leggera come una piuma…è stata la confessione più bella..sicuramente la più sentita.

Sarà che ho tante cose per la testa…

Sarà che ho tante cose per la testa, troppe a cui devo pensare e provvedere?
Non saprei!
Sta di fatto che ultimamente mi accorgo che la memoria mi abbandona e mi gioca brutti scherzi.
Corro ad aprire il frigo e nell’attimo stesso in cui introduco una mano per afferrare il motivo di tale gesto resto sospesa “cos’ero venuta a prendere?”
Richiudo il frigo con una stizza tremenda.

In questi ultimi anni mi rendo conto sempre più spesso come nella mia mente siano nitidi i ricordi legati all’infanzia a tal punto di ricordare attimi precisi, dialoghi scambiati, foto scattate, delusioni, pianti sorrisi.
Li ripercorro come se li stessi vivendo in questo momento.
Mentre è sempre più fugace il passato appena trascorso.
Se mi viene chiesto cosa ho mangiato ieri per pranzo devo ricorrere ad una sorta di meditazione per poterlo ricordare.

Per non parlare di quei momenti, che sono i più tremendi, in cui faccio figuracce pazzesche.
Telefono ad una amica con l’intento di chiederle una cosa, fra i saluti, i vari “come stai, bla bla” alla fine le dico “dunque ti ho chiamato per dirti che…” ehm..l’ho dimenticato.
Ho l’impressione che il funzionamento della memoria somigli un po’ a quello del congelatore.
Hai presente quando tiri fuori un cibo lasciato tanto a lungo là dentro?
All’inizio è rigido come una mattonella, non ha odore, non ha sapore è coperto da una patina bianca; appena lo metti sul fuoco, però piano piano riprende la sua forma il suo colore, il suo sapore.
Forse è così anche per i ricordi legati al passato, sonnecchiano per tanto tempo, stanno lì in un angolo del nostro cuore, per decenni, per una vita, poi un bel giorno tornano in superficie, il dolore, la gioia, la rabbia, le emozioni che li avevano accompagnati sono di nuovo presenti, intensi e pungenti come lo erano quel giorno di tanti anni fa.
Mentre per le cose che dovrei ricordare nell’immediatezza è una tragedia e devo trovare un rimedio..

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Mi viene da pensare che forse la memoria è selettiva, serba spazio per i momenti importanti che segnano la vita facendo scivolare via le cose odierne di poco conto…
Intanto mi devo ancora ricordare cosa dovevo prendere dal frigo…ufffffffffff

Non ho mai nascosto i …

Non ho mai nascosto i miei mille difetti..anzi, tante volte li elenco, non serve a nulla apparire come in realtà non si è, il tempo svela ogni cosa e tutto emerge.
Ho sempre cercato di migliorarmi, sicuramente non sempre è stato semplice, ma la maturità accumulata con il passare degli anni ha modificato in parte qualche sfumatura caratteriale un po’ spigolosa.
Certi difetti, però, non riusciranno mai a essere eliminati.

Uno in particolare condiziona parecchio la mia esistenza, ma è più forte di me, non riesco a comportarmi diversamente.
Forse agli occhi di molti non è classificabile fra i più tremendi, ce ne sono decisamente dei peggiori,ma vi assicuro che viverlo non è sempre semplice e per chi lo subisce appare quasi come una tortura.
Ebbene sì non conosco la mezza misura, ovvero o tutto o niente,o tanto o poco, o bianco o nero…non esiste grigio!
Se mi piace una canzone l’ascolto un infinità di volte sino ad averne la nausea e poi una volta stanca la cancello proprio dal mio mp3

Quando comincio a leggere termino anche tre libri in una settimana, poi resto mesi senza aprirne uno
Se decido di fare sport mi ci dedico anima e corpo, poi arrivo al limite dello sfinimento e non muovo neanche un dito..
Persino verso le persone mi accorgo che non sono tanto diversa, negli affetti mi faccio in quattro, sono sempre disponibile per aiutare un’amica , un collega..ma se qualcuno mi delude giro proprio pagina, non sento ragioni anche se sarebbe meglio che le ascoltassi.

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Pur essendo consapevole che la via di mezzo sarebbe la migliore, continuo sulla mia strada testarda più che mai, esagerando sia da un a parte che dall’altra senza trovare il giusto equilibrio…

Vi sono persone che senza i loro difetti
mai avrebbero fatto conoscere le loro qualità.

Luc de Clapiers de Vauvenargues

Voi quale difetto non riuscite a correggere?