Stavo beatamente sdraiata sul …

Stavo beatamente sdraiata sul divano fissando il soffitto quando dal piano di sotto giungeva il rumore della lavatrice.
Mentre centrifuga produce la stessa intensità di suono di un missile sulla rampa di lancio.
Vibra, romba, lancia nell’aria gli oggetti scordati sul suo ripiano e alla fine fa anche un timido tentativo di decollo, per poi “atterrare”, al termine di ogni lavaggio, quasi un metro più in là.
Credo che come tempo siamo coetanee: io e la lavatrice ^__*
E’ indistruttibile e nonostante il fracasso che emette ad ogni lavaggio credo che starà con me fino a che continuerà a compiere il suo rombante dovere.
Non ho mai pensato di sostituirla, come potrei, la uso, la strauso e ne abuso e lei non perde un colpo.
E’ sicuramente l’elettrodomestico di cui non ne farei mai a meno. Non posso dire la stessa cosa, invece, della lavastoviglie.
Nonostante la comodità del suo utilizzo lo considero uno spreco di elettricità e di acqua.
Trovo più sbrigativo lavare i piatti utilizzati subito dopo aver mangiato.
In un attimo sistemo tutto senza consumare per ore la corrente, senza dover passare le stoviglie con la spugna sotto l’acqua per eliminare i residui di cibo e le incrostazioni più resistenti, senza dover sistemare il tutto dentro al cestello in attesa del lavaggio a fine giornata.
Sfrega una volta, sfrega due, alla fine sfrego pure la terza ed ecco che ho già lavato il tegame , pronto per essere riposto in attesa di un nuovo utilizzo.

Parlando con un amico lui sostiene il contrario.. mi ha persino elencato i vantaggi che portano il suo utilizzo.

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E voi quale elettrodomestico  usate più spesso?

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Un’ abitudine di…

Un’ abitudine di mio padre è quella di lasciare la mancia ogni qualvolta il cameriere porta il conto al tavolo, capita anche quando si siede al tavolino di un bar dopo aver consumato la colazione

Ricordo che affrontai questo argomento con lui, senza mancare di esprimere il mio disappunto, una sera durante il ritorno da una cena che si era consumata in un ristorante molto elegante.

E’ inutile dire che poi nacque una discussione.

“Scusa papà ma perché hai lasciato la mancia a quel cameriere ?..secondo me non la meritava visto e considerato come ci ha serviti”
“Vedrai che la prossima volta ci tratterà meglio” rispose

Non sono dell’idea che la mancia sia un obolo da pagare sempre.
Non voglio fare la parte della meritocratica ma la lascio quando ritengo di essere trattata particolarmente bene perché la considero un “di più”.

Decido di volta in volta l’importo indipendentemente dall’entità del conto, basandomi soltanto su quanto ritengo che il cameriere si sia meritato questo extra.

Cosa dite faccio la parte dell’avara?..non saprei.

 

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Deve essere un gesto di gratitudine verso alcune  attenzioni di riguardo ricevute non una sorta di tassa per un servizio dovuto.

Voi cosa ne pensate?

 

Sono strane le…

Sono strane le reazioni che assumiamo quando siamo arrabbiati.

Chi alza la voce, chi piange, chi lancia oggetti, chi insulta, chi esce sbattendo la porta, chi si rifugia nel silenzio.
Io taccio.
Ascolto e taccio senza alcun ritegno.
Mi chiudo in me stessa e la mente comincia a viaggiare, l’ira mi assale e non pronuncio le parole, restano tutte dentro di me in cerca di una loro collocazione.
Se uscissero non sarebbe una bella cosa, specialmente per chi è davanti e mi ascolta, poi potrei pentirmi di averle dette.
In quei momenti non sono padrona di me stessa.

Questo l’ho imparato strada facendo.
Da ragazzina partivo in quarta in preda alla mia impulsività e dicevo cose che non corrispondevano alla realtà ma lo facevo solo per ferire e salvaguardare il mio dolore.
Allora però era l’atteggiamento giusto per peggiorare la situazione.

Ora metabolizzo il momento di rabbia cercando di riflettere.. soffro, mi lacero e divento musona.
La mia faccia priva di espressione evita di puntare gli occhi sulla patinata inutilità della discussione in corso. Non ho nulla da dire in quei frangenti e devo ammettere che è un gran peccato non riuscire ad esternare le proprie ragioni con pacatezza.
Si finisce forse per dare un’impressione strana, l’impressione di chi ascolta in silenzio per giudicare, di chi non parla perché si sente altezzoso.
Forse in determinati casi ce l’ho quel musetto snob.
Così come ho lo sguardo tagliente e a nulla vale cercare di celare il mio pensiero.
Mi si legge in faccia tutto il turbamento interiore, ma non c’è nulla che mi scuota dal mio mutismo, divento proprio un’antipatica ribelle.
Quando passa però non porto rancore, ascolto, parlo e chiedo anche scusa se necessario.

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Voi come reagite in preda alla rabbia?

Stavamo attraversando la…

Stavamo attraversando la strada dirette in biblioteca quando ci giungono le grida di un gruppo di ragazzi che erano seduti davanti un bar.
Facevano un gran baccano e fra le tante parole che si urlavano addosso le uniche che scandivano bene erano le infinite parolacce.
Mia figlia, che mi era accanto, avrà immaginato il mio pensiero perché senza che le dicessi nulla mi ha detto “mamma sta serena, io certe figure non le faccio mai”.
“Meno male!” le ho risposto.

Ricordo di essere stata rimproverata da mio padre in un’unica occasione.
Da bambina udii pronunciare una parola che mi era del tutto estranea e che, per motivi che oggi non saprei neanche immaginare, mi colpì moltissimo.
Fu detta da un signore durante una discussione con i nostri vicini di casa.
Quella parola m’incuriosiva e desideravo saperne il significato ma non sapendo leggere, in quanto piccina, non potevo cercarla su vocabolario.

Allora mi venne la grande idea: avrei detto quella parola nuova la sera stessa a cena così anche i miei genitori avrebbero potuto apprezzarla e spiegarmene il significato.
Attesi il momento propizio e quando fui sicura di avere tutta la loro attenzione, senza alcun preambolo pronunciai chiara e netta la parola “fanculo”

Silenzio.

I miei genitori continuarono a mangiare come se io non avessi aperto bocca.
Tentai di nuovo questa volta alzando il volume “FANCULO”!
Macché nessuna reazione e perplessa ripetei per la terza volta il mio exploit e mio padre,questa volta, con sguardo serissimo alzò la voce :” Non dire mai più quella parola”
Non aggiunse altro..ma quella breve frase detta da mio padre, con un tono che non gli conoscevo, ebbe su di me un effetto che neanche una sgridata di mia madre aveva mai raggiunto.
Convinta di avere fatto qualcosa di terribile,scoppiai in un pianto disperato, mentre tra le lacrime continuavo a ripetere “non dirò più fanculo, non dirò più fanculo”
E dire che quella parola mi era sembrata così interessante. (^__*)

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Un gergo volgare sta male ovunque, a parer mio, e questo ho cercato di insegnarlo ai miei figli.
Però, forse, sono un po’ all’antica a riguardo visto e considerato che la Littizzetto ne ha fatto un suo punto di forza!

Voi dite le parolacce?..ehm ogni tanto..precisiamo!

E il caldo è …

E il caldo è arrivato…
Queste giornate di metà giugno sono un anticipo di estate.
Il sole splende alto e il mercurio del termometro punta deciso verso i quaranta gradi.
Nelle primissime ore del pomeriggio, proprio quando la temperatura è alta, il panorama muta improvvisamente.
Scende un silenzio surreale, quasi innaturale.
Non una voce, non un suono, neppure l’eco lontano di una radio o di un televisore acceso.
Le comari si affrettano a chiudere le imposte per assicurarsi un po’ di frescura fra le pareti domestiche.
Persino gli uccelli hanno smesso di cinguettare tra i rami.
E’ come se la calura avesse spinto ogni forma di vita a trovare riparo e ristoro all’ombra, senza fare rumore, per conservare le forze.

Una situazione irreale, ma bellissima.
Così mi tornano alla mente certi pomeriggi estivi delle mie vacanze da bambina, quando nei luoghi di vacanza la vita sembrava fermarsi completamente nelle ore più calde per rispettare i ritmi imposti dalla natura.
Sorrido e resto immobile sulla sedia a dondolo sotto il pergolato.
Ascolto il frinìo delle cicale, fanno proprio estate.
Mi cullo in questo suono melodioso che accompagna la mia mente in viaggi fantastici … verso un’unica direzione..il mare, non accorgendomi che quello che sto vivendo è un momento favoloso.
Al calar del sole, le strade si ripopolano e il paesaggio riprende vita…

Nei prossimi giorni sarò un pò assente, mi concederò qualche momento di
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ma fra un tuffo al mare, un gelato, una pedalata in bici, e qualche libro coinvolgente   passerò ugualmente a leggervi…felice di farlo!!

Il cellulare è lì…

1524772_697537540280633_1782655797_n Il cellulare è lì. Lui l’ha lasciato sul letto, acceso. Se l’è dimenticato uscendo di casa in fretta e furia, sbadato come sempre. Era in ritardo, ha arraffato le sue cose qua e là, l’ho fermato con i calzini spaiati e una chiazza biancastra di schiuma sotto l’orecchio, ricordo della barba appena fatta. Un calzino è stato cambiato, la faccia era a posto quando lui finalmente ha infilato la porta, ma il cellulare è rimasto lì. Che tentazione!! Sarebbe stato così facile curiosare fra gli indirizzi, gli sms, il registro delle chiamate. E ora eccolo lì, gonfio dei suoi segreti. Mi sono chiesta se ho il diritto di mettermi a spiare che cosa c’è dentro. Mi sono risposta “beh sì, siamo una coppia e non dovrebbero esserci ombre fra di noi” Poi ho pensato a quella collega invadente che faceva la cretina con lui alla cena aziendale, se gli ha mandato dei sms smorfiosi e se per caso gli ha pure telefonato?..io dovrei saperlo assolutamente. O se magari trovassi le tracce della sua ex mai dimenticata che lo ha piantato spezzandogli il cuore e che ancora oggi ha la libertà di entrare e uscire dai suoi pensieri. Figurati se con lei non si sente ogni tanto!! Sarebbe l’occasione per togliermi ogni dubbio. E se invece fosse un’altra ancora..una che non ti aspetti, la classica amica di Facebook Ecco allungo la mano, lo sfioro. Mi siedo sul letto, guardo verso al finestra e penso.. Penso che in quell’oggetto potrei trovare solo brutte sorprese. Se trovassi cose belle non ci farei caso, le darei per scontate, come per esempio una frase tenera nei miei riguardi salvata nelle bozze. Perché rischiare di trovare confidenze odiose, pensieri lascivi rivolti ad altre persone, magari anche solo sfoghi dopo una lite con me, momenti di impazienza, parole che a leggerle mi ferirebbero a morte. Allora a che cosa mi serve guardare? A farmi del male? Mi sono alzata e non ci ho pensato più…

Voi come vi sareste comportati?

Dopo svariate insistenze…

Dopo svariate insistenze ho trovato finalmente un paio d’ore per andare a trovare un’amica di vecchia data.
Single incallita ha deciso di fare finalmente il grande passo:andare a vivere da sola lasciando la casa dei genitori..
Direi che a quarant’anni era decisamente arrivato il momento!

Come sono entrata nel suo appartamento mi aspettavo che mi dicesse qualcosa, che mi chiedesse come stavo, invece dopo un pesante sospiro ha detto:
“ Qui non si può più stare è diventato una follia, è pieno di bambini che piangono, di televisori che urlano, le scale sono invase da donne con il mestolo in mano, gli uomini fanno bricolage con i trapani nelle ore più impensate, usano anche il decespugliatore per uccidere i nervi dei vicini…eh sì..lo devo ammettere, prendere in affitto questo appartamento non è stata una buona idea”
Non l’ho trovata molto entusiasta del nuovo alloggio a dire il vero.

Tornando a casa ho pensato al mio appartamento al mare.
Quando l’abbiamo acquistato ne abbiamo scelto uno al primo piano, per evitare l’ascensore (spesso occupato) ma vi confesso che vivendoci, seppure per periodi brevi, avrei preferito farmi cinque rampe di scale.
A parte i rumori seccanti nelle ore più impensate, la cosa che non sopporto è trovare i miei balconi sporchi o bagnati!
I coinquilini che occupano i piani superiori abitualmente scrollano la tovaglia dopo il pranzo o la cena e il tutto cade puntualmente sulla mia sdraio o sui teli stesi ad asciugare 

Non sono servite le lamentele, anche perché dispiaciuti si scusavano, ma tempo due settimane, finite le vacanze, si ricominciava daccapo con famiglie diverse

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Ho compreso così la mia amica che  sconfitta sta pensando di rifare le valigie e tornare nella sua stanza di sempre, dove l’unico rumore è il brontolio della madre, ma è nulla a confronto.
Detto da lei!!!

Una domanda sorge spontanea, ma è così difficile rispettare il vicino di casa seguendo le regole condominiali per una corretta “convivenza”?