La ricorrenza dei morti…

Fra pochi giorni ci sarà la festa più triste dell’anno
La ricorrenza dei morti, come un po’ tutte quelle ufficiali, spesso provoca ribellioni, fa venire a galla dei bubboni che suppuravano da tempo.
“Si deve fare” mi dice mia madre fra una corsa da un fioraio e l’altro
“Ma per chi si deve fare?”
“Perché?”

Folle che si dirigono verso i cimiteri provocando giganteschi ingorghi automobilistici, i chioschi di fiori che vengono presi d’assalto, i prezzi che salgono alle stelle, i viali dei camposanti che sembrano un centro commerciale al sabato pomeriggio. Il chiacchiericcio da bar della gente dinanzi le tombe dove si parla di tutto, dall’ultimo raccolto dei campi alle vacanze che si faranno a Natale senza ricordare il defunto.

Poi la festa finisce, i fiori appassiscono nei vasi, reclinano le loro corolle colorate riempiendo l’aria del loro sgradevole odore dolciastro.
Dopo qualche tempo qualche mano pietosa li toglie e i vasi restano lì con le bocche vuote, sdentate; al massimo vi ballonzola qualche fiore di plastica, il gambo rigido, i petali sbiaditi dal sole di anni.
Una specie di consumismo della memoria, un obbligo sociale da adempire nel giorno stabilito per poi riposare il resto dell’anno.

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Non ho mai tollerato l’obbligo della celebrazione qualunque essa sia e se devo essere sincera evito di recarmi al cimitero in questi momenti, preferisco farlo per tutti gli altri 363 giorni quando apparentemente è sempre deserto.
Quando regna la pace..la quiete..come dovrebbe essere..

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La settimana scorsa è entrato in …

La settimana scorsa  è entrato in ufficio un rappresentante e parlando del più e del meno mi ha raccontato che ha deciso di andare a vivere da solo.
E sino qui nulla di male.
Il fatto è che questo ragazzotto ha trentotto anni e ancora oggi vive in casa con la madre, servito e riverito.

“Secondo te le mamme hanno influenze sui rapporti delle coppie? Mi ha chiesto
“Perché devi sapere che mi sono posto questo problema all’improvviso, visto e considerato che le mie relazioni sentimentali si sono concluse in breve tempo…da cosa posso accorgermene.. cosa dà fastidio a voi donne, dici che mi faccio trasportare troppo da mia mamma?” Ha proseguito.

Non vi nascondo che sono rimasta un tantino spiazzata.
Credo che la propria madre sia un punto di riferimento importante nella vita di tutti.
Per quel che mi riguarda tengo molto al suo pensiero,alla sua opinione, ai suoi consigli ma poi seguo i miei desideri in sintonia con la mia personalità.
Sono madre anch’io,amo molto i miei figli,ma non li considero di mia proprietà.
Ho dato a loro la vita, li sto accompagnando in un cammino, consapevole che prima o poi lasceranno il nido e uno sta spiccando il volo e lo lascio volare.
Non è tenendoli nella bambagia che risparmio a loro delusioni e sofferenze..

Esistono madri che condizionano parecchio la vita del proprio figlio, e lo fanno con un’ amore quasi egoista.
Lo seguono con una cura maniacale in ogni cosa che fa.
Queste madri, a parer mio,  influenzano anche i rapporti di coppia.
Il figlio per non deludere il suo affetto morboso rinuncia ad avere una vita sentimentale propria.

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Rispondendo alla sua domanda gli ho detto che se corresse meno da sua madre più per comodo che per bisogno sarebbe un bel passo in avanti e sinceramente non so cosa infastidisca le donne in generale, ma per quel che mi riguarda mi disturba parecchio la mancanza di personalità e l’assenza di determinazione verso la vita e verso i propri ideali, cosa che un mammone fatica a coltivare.

“ Eh sì hai ragione..beh intanto sto compiendo un passo importante, mia madre deve ancora riprendersi dalla notizia”
“ E come farai a gestirti fra le pareti domestiche proprio tu che non hai mai mosso un dito?”
“Mia madre si è gentilmente offerta di  aiutarmi e passerebbe  a dare una sistematina ogni giorno e intanto che c’è mi prepara il pranzo e la cena per quando rientro”
“^______+ ah ecco..un bel passo in avanti..complimenti”.
Ho sorriso….

Quella mattina…

Quella mattina mi sono svegliata quindici minuti prima che la sveglia suonasse.
In quindici minuti puoi attraversare la città se non è l’ora di punta, puoi montare a neve gli albumi per fare il tiramisù, sostenere una conversazione con il call center della tua compagnia telefonica se desideri cambiare tariffa, spedire una raccomandata, sintonizzare i canali della televisione, riempire la lavapiatti dopo una cena con le amiche, fare una bella nuotata.
In quindici minuti puoi farti uno shampoo, concepire un figlio o consumare un pasto completo.

Quel giorno ho sentito la porta di casa chiudersi piano.
Come al solito sono sgusciata fuori dal piumone e mi sono messa le ciabatte.
Mi sono legata i capelli, disattivato la suoneria della sveglia e ho ascoltato il silenzio della casa seguendo la scia del caffè che proveniva dalla cucina
Sul tavolo ho trovato le arance rosse spremute e il pane accanto alla marmellata, i miei biscotti preferiti e il latte bollito.
In quindici minuti qualcuno aveva compiuto un piccolo miracolo: apparecchiato la tavola solo per me.
Accanto alla tazza, posato sul tavolo, un biglietto scritto con la grafia di mio figlio..”buona inizio di giornata mamma”
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Voi penserete “cosa c’è di strano in tutto questo?”
Beh…è stato un evento più unico che raro…una gesto inaspettato…una carezza in pieno viso..anzi di più..un abbraccio caloroso.

Ci sono gesti che parlano più di mille parole!

La cosa che…

La cosa che più mi rilassa quando rientro a casa dopo una giornata di lavoro è fare una doccia.
Le tensioni accumulate scivolano via con l’acqua che scorre sul mio corpo.
Entro nel bagno, apro il box doccia e perdo vari minuti per regolare con precisione la temperatura dell’acqua, come previsto arriva il punto preciso in cui se sposto il regolatore di un millimetro a sinistra l’acqua diventa bollente, se lo sposto un millimetro più a destra diventa gelata.
In quel momento, dopo aver pazientemente trovato la temperatura proprio al punto giusto e il vapore annebbia gli specchi e fa della stanza da bagno un nido di tepore, mi infilo sotto la doccia.
Non faccio in tempo a rilassarmi che con una scansione dei tempi perfetta qualcuno pensa bene di girare la manopola in cucina o nell’altro bagno e sotto la doccia l’acqua diventa improvvisamente pochissima e ghiacciata.
Con scatto isterico resto schiacciata in un angolo del box pensando che è una questione di secondi e tutto ritornerà come prima.
Nonostante stia tirando tutti i muscoli dentro per evitare le gocce assassine il freddo mi invade e il senso di beatitudine che un attimo prima mi aveva invasa svanisce.
Constatato che non si tratta di secondi ma di minuti inutile dire che un urlo esce spontaneo “chiudiiiiiiiiii”

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Esco dalla doccia con occhi spiritati e cerco per casa il colpevole.
Tutti negano..anzi sono pure meravigliati, giurano di non ricordare di avere aperto il rubinetto dell’acqua calda…
Sarà stato forse il gatto???

E a voi cosa  rilassa quando rientrate a casa?…salvo imprevisti ^__+

 

Erano da poco passate le otto…

Erano da poco passate le otto e stavo sorseggiando un cappuccino seduta al tavolo del bar vicino casa.
La domenica mattina, a quell’ora, la città è vuota, silenziosa e bellissima.

Le ho viste avvicinarsi, erano tre giovani donne dal viso pallido e il trucco sfregiato, infilate dentro vestiti eleganti e tacchi alti, con i visi mattinieri della notte quasi insonne e gli abiti stonati del sabato sera.
Addirittura, qualcosa che luccicava sul volto, sul vestito o sulla giacca posata sulle spalle.
Il rumore dei loro tacchi facevano eco, una di loro strizzava gli occhi contro il fastidio del mattino.
Hanno passato la notte in qualche discoteca , immagino, e ora si fermano al bar per prendere un cappuccino prima di tornare a casa.
Erano fuori luogo, appartenevano al giorno prima e non c’entravano nulla con la domenica mattina, eppure erano bellissime, pallide, stordite dalla stanchezza.
Esauste.
Ho percepito in loro una felicità sottile che si nascondeva sotto l’aria confusa come sotto un tappeto.
Sorseggiavano con calma, non prima di avere girato il cucchiaino lentamente, fissavano di continuo un punto vuoto, sbadigliando a volte.
Poi si sono dirette verso l’uscita, il rumore dei loro tacchi nel silenzio, hanno aperto  la porta e sono andate via.
Solo allora era arrivato il momento in cui “ieri sera” era finito.

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La mia mente è volata a parecchi anni prima, ero appena ventenne quando nei fini settimana rincasavo  all’alba dopo una serata in discoteca a Riccione.
Oggi è impensabile che possa tirare sino a mattina.
“Ogni cosa ha il suo tempo” ho farfugliato a mia zia che mi era accanto e stava sfogliando un quotidiano.
“E’ una frase antica che non può essere aderente ai giorni d’oggi” mi ha risposto
“^_______+” l’ho guardata perplessa
“Non mi guardare con quella faccia, è quello che penso. Oggi non esiste tempo, con un pizzico di follia, una buona dose di grinta e spirito di adattamento possiamo fare tutto in qualsiasi momento. È la libertà mentale quello che conta” ha continuato
“Oggi le donne fanno i loro primi figli a 50 anni e sono fresche come rose.. Tanto per fare un esempio” Ha aggiunto
Ho lasciato cadere il discorso perché poi con mia zia si sa come s’inizia ma mai dove si va a parare, coi suoi ragionamenti.
Mi sono alzata e lei mi ha seguito.
Siamo uscite dal bar, scettica più che mai riguardo le sue parole.

Voi cosa ne pensate?

Ebbene sì…

Ebbene sì, anche l’azienda dove lavoro,  negli ultimi mesi dello  scorso anno e nei primi  di questo in corso,  ha avuto momenti di crisi.
Forse un po’ dovevamo aspettarcelo ma si sa..le disgrazie capitano sempre agli altri e non si pensa mai che possono bussare anche alla propria porta.
Ho passato un brutto momento, lo ammetto. Sono entrata in una vera depressione e mi tormentava: giorno e notte.
Purtroppo quando si è avvolti da tanto malessere non ci rendiamo conto di quello che c’è attorno, siamo talmente presi da noi stessi che ci allontaniamo da tutto..da tutti.

Era domenica ed ero seduta sul letto. Quel giorno non mi sentivo particolarmente bene, ma oramai era cosa solita.
Alzo lo sguardo verso il comodino e vedo un calendario appoggiato in bella vista.
Lo riconosco subito, era lo stesso che avevo portato a casa dall’ufficio per  mia figlia prima di Natale, scegliendolo fra gli omaggi lasciati dai fornitori. A lei piacciono tanto perchè ritraggono animali.

Era aperto sul mese di aprile.
A un’occhiata più attenta non sfuggono i piccoli segni riportati a matita.
Lo prendo e lo sfoglio cercando di capire cosa siano. Sono asterischi, appuntati qua e là, senza un criterio apparente, sopra i numeri dei giorni.
Sento lo sguardo di mia figlia che attraversa la porta e si ferma su di me.
Bussa piano… “sei in camera?” mi chiede.
Gli rispondo di sì.
Ma la mia voce esce attutita, come se fossi finita sul fondo di un pozzo.
Potevo aprire la porta e ringraziarla per il dono inatteso, chiedere spiegazione per tutti quei asterischi, ma non lo faccio.
“Scendo in giardino, se vuoi possiamo andare a fare una passeggiata, vuoi venire mamma?” mi chiede
“No”
Percepisco la sua esitazione, forse vorrebbe entrare, anche per dirmene quattro.
Non lo fa e sento i suoi passi sordi nel corridoio.
Il tonfo rabbioso della porta di casa.
Tengo il calendario fra le mani, lo rigiro finchè non mi accorgo della scritta sul retro.
E’ una breve nota, una specie di legenda, la cui funzione è quella di svelare il significato di ogni asterisco.
“Tutte le volte che hai accennato un sorriso” c’è scritto.

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E’ stato uno schiaffo in pieno viso.
Uno di quelli che ti riportano alla realtà.
Mi sono alzata da quel letto che troppo spesso aveva rubato attimi di vita e sono corsa in bagno. Mi sono infilata sotto la doccia e  mentre l’acqua scendeva portava via sensazioni che per troppo tempo  mi avevano tolto il sorriso.
Mentre mi preparavo per raggiungere mia figlia in giardino una nuova energia ha cominciato a scorrere sotto la pelle: la voglia di tornare a occuparmi di me prima di tutto, cose banali, come curare l’alimentazione o il mio aspetto o riprendere l’attività fisica.

Sintomo che qualcosa di buono stava per succedere.

Ed è successo!

Era in coda all’unica biglietteria aperta…

Era in coda all’unica biglietteria aperta della stazione ferroviaria.
Dopo più di un’ora di fila era quasi il suo turno quando si accosta un signore molto elegante che educatamente gli chiede
“scusi posso passare? Ho il treno che parte fra pochissimo!”
Lo guarda storto, infuriato per la lunga attesa e gli risponde di no, poi si impietosisce e chiede
“ Che treno deve prendere?”.
L’elegante signore sbircia il quadro delle partenze
“Mah verso Ancona”
“come sarebbe “verso” Ancona, a che ora?”
“una decina di minuti”
“Vabbè passa và”.
Mister eleganza si avvicina al vetro dello sportello ma non parla.
Forse perché si sente osservato dal signore che stava alle sue spalle e che lo aveva gentilmente fatto passare.
Il Ferroviere della biglietteria aspetta perplesso poi l’uomo comincia a bisbigliare, estrae dalle tasche fogli vari, s’intravvede una carta d’identità.
Strano, per un semplice biglietto direzione Ancona.
Il Ferroviere non sente bene i bisbigli di Mister eleganza si sporge quindi in avanti e chiede
“ In che giorno vuole partire?”.
Ovviamente il tizio che gentilmente l’aveva fatto passare esplode dicendogli che è un gran maleducato e poco rispettoso costringendolo alla ritirata.
Il bello è che il marpione, invece di andarsene in fondo alla fila, si piazza esattamente dietro di lui.
E quelli in coda lasciano fare.
Pensa che dovrebbe fare pure il giustiziere per conto terzi, ma poi desiste lasciando perdere.

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Questo fa riflettere…ciò che colpisce non è tanto il furbetto salta-coda, ma piuttosto l’ignavia e l’indifferenza di tutti gli altri.
Un atteggiamento che riassume il peggio del nostro essere nazione:il farsi gli affari propri, l’adorazione per il quieto vivere, lo scarso senso della giustizia..e forse in fondo in fondo la neanche tanto nascosta ammirazione per chi ci prova prendendo la scorciatoia.
Ignorando le regole e facendo fesso chi le regole le rispetta.

Ora proiettando l’episodio e pensando alla politica, all’economia, alle tasse, ai posti di lavoro, ai concorsi, alle liste di attesa negli ospedali, insomma a tutte quelle situazioni nelle quali il furbetto la fa franca e gli altri stanno a guardare viene da pensare che non dovremmo aspettarci giorni migliori quando siamo i primi a lasciar fare… inermi più che mai..