E sì…

E sì nella vita si cambia e anche tanto.
Mi ricordo adolescente, ero molto attratta e nello stesso tempo mi creavano un ‘inquieta soggezione le persone spavalde.
A tratti le ho anche ammirate nel loro modo di affrontare le circostanze.
Le vedevo sicure di sé e pronte a prendersi quella parte di mondo non riservato alle persone come me: Timide e scrupolose.
Ero certa che non avendo nessuna delle loro qualità la mia vita sarebbe stata un assoluto fallimento.
Il mio modo di restare ad osservare e spesso di dire una parola in meno più che due in più non mi avrebbe portato lontano.

Invece la realtà è stata ben diversa.
Pur mettendo il dubbio e la perplessità davanti a tutto,  in questi anni sono riuscita a costruire molto più delle mie aspettative.

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Ancora oggi osservo il modo di fare di mia cugina.
Maura ha qualche anno più di me, non nascondo che da ragazzina ho sempre cercato di imitarla con scarsi risultati.
Mi piaceva come si poneva, ogni cosa che portava a termine non faceva mai una grinza
Questo è  quello che lei voleva dimostrare.
Ma non è mai stato così e quando la realtà dei fatti è emersa mi è cascato un mito e ho compreso tante cose.

Nei suoi occhi grandi, nella sua parlantina record, nella sua spavalderia nell’affrontare la vita si celava e ancora oggi si nasconde una fragilità interiore senza fine.
Le sue infinite chiacchiere sono solo uno scudo e quegli occhi così grandi sono colmi di timori.
La sua spavalderia serve solo a nascondere le sue paure, le sue insicurezze, serve per proteggersi dal mondo.
Nella sua vita non ha fatto altro che crearsi mille personalità con mille volti, mille caratteri per emergere e mostrarsi quella persona che in definitiva non è.
Oggi è una donna delusa, scontenta e deve fare i conti con sé stessa, mentre il mondo la sta a guardare…
Io compresa!

Matteo e Giulia…

Matteo e Giulia si sono sposati
Dopo anni di convivenza hanno deciso di fare il grande passo.
Matteo è un amico d’infanzia, abbiamo trascorso parecchie estati al mare, condiviso gelati e giocato a biglie sulla spiaggia.
Ci siamo persi di vista durante l’adolescenza per poi ritrovarci in età adulta.
A quarantasette anni  ha deciso di mettere su famiglia e ci teneva molto che mi unissi a loro.
Non avrei mai rifiutato!

La cerimonia è stata emozionante, i festeggiamenti esilaranti.
La location era da favola, una villa sfarzosa circondata da giardini che sembravano dipinti. Il verde dei prati e i colori delle fioriture creavano  la cornice perfetta per una giornata decisamente indimenticabile.

 

Il loro è stato un matrimonio fuori dal coro che ho apprezzato molto.
Non è stata stilata alcuna lista nozze, non accettavano regali, ma chi voleva poteva  versare un contributo sul conto corrente del canile della zona dove accolgono e curano animali randagi.
Ho trovato l’iniziativa oltre che altruista decisamente geniale.

Stavo gustando la torta quando la sposa si avvicina ai tavoli e regala ad ogni partecipante una pergamena arrotolata, chiusa con un fiocco di raso color avorio.

Accanto a me una signora cicciotta, accaldata e curiosa, posa il ventaglio sul tavolo  e si affretta a slegare il fiocco srotolando la pergamena.
“E questo cosa sarebbe? borbotta.
“Sarà la bomboniera” risponde l’amica che le stava accanto.
“Bombonieraaa? con tutti i soldi che ho versato al canile mi lascia un pezzo di carta come ricordo???”..mi aspettavo qualcosa in ceramica o porcellana da poter mettere sul mobile del salotto”

Non ho potuto fare a meno di ascoltare la loro conversazione e ho cercato di celare quel sorriso nato spontaneo, la signora mi ha fatto davvero ridere.

La pergamena non era altro che il ringraziamento per aver partecipato al loro matrimonio e per aver contribuito alla beneficenza.
Ho trovato tutto grandioso.
Ce ne fossero di persone come Matteo e Giulia, in un contesto sfarzoso hanno rinunciato a regali e bomboniere per aiutare il prossimo, colto l’occasione per donare del bene a chi ne ha bisogno, in questo caso agli animali.

Un intento che la signora paffuta e accaldata, a parer mio, non ha captato.

 

 

Meglio fare…

Meglio fare invidia o compassione?
Mistero…

Forse fra le due meglio fare compassione, si evitano tante rotture di scatole:la gente ha una spiccata propensione a non prendere in considerazione chi suscita l’umano cordoglio.
E ti lascia in pace.

Si perché, diciamocela tutta, l’invidia è una brutta bestia.
Paghi regolarmente le tasse e riesci a investire parte dei tuoi risparmi in una casa più grande e più accogliente, la gente poi  ti guarda male e commenta ” per forza con tutti i soldi che ruba”.

Hai una buona posizione professionale?  “è una raccomandata, chissà a chi l’ha data per arrivare a quella scrivania”.
Nessuno pensa che per arrivare a tanto,una persona ha impiegato  anni di dura gavetta e interminabili giornate in ufficio.

Decidi di cambiare auto e semmai scegli una cilindrata superiore a quella che hai appena demolito?
“chissà quale raggiro avrà fatto per ottenerla”
E quando mi chiedono come ho fatto a permettermi un auto di tale portata  puntualmente dico che la pago con 15 anni di rate quando invece ho staccato l’assegno per l’intera cifra al momento della consegna.

Per queste e tante altre ragioni da qualche anno a questa parte, quando incontro le persone, punto alla commiserazione.
Alle domande tipo:
“Come stai?”
rispondo “Non troppo bene ho la pressione un pò alta”
“Come mai non c’eri ieri sera alla festa?”
“Perché non mi hanno invitata”.
Mentre in realtà ho preferito stare a casa a leggere un bel libro.
E così via…

Non potete immaginare quanti buoni frutti io abbia raccolto con questa strategia.
La gente ti guarda con compiaciuto compatimento.
Sei meno invidiato e vivi più sereno.

Ieri sera…

Ieri sera osservavo mia figlia mentre si truccava davanti lo specchio.
Era intenta a perfezionare il rossetto quando le ho chiesto con chi usciva.

“Con un amico mamma!!”
Mi ha risposto con immensa spontaneità e senza giri di parole.
Ho sorriso.

Ho sorriso pensando al rapporto con mia madre.
Alla sua età inventavo mille storie per nasconderle che frequentavo un ragazzo, temevo un suo rimprovero o un divieto.

Perché è anche capitato che mi impedisse di uscire.

Mia madre,donna pratica e di buon senso, mi ha insegnato a non raccontare bugie:
“Più balle racconterai, più fatica farai a ricordartele tutte”  mi diceva.
“Per dire bugie bisogna avere la memoria lunga” continuava.
Insegnamento prezioso.

Ma poi il suo lato severo e rigido mi portava a non dirle sempre la verità, sicuramente per evitare di scontrarmi con le sue idee,i suoi pregiudizi e il suo salvaguardare le apparenze.
“Se esci con quella persona poco raccomandabile poi la gente pensa male anche di te!”
Poi in realtà era una persona tranquillissima con alle spalle qualche sfortuna da gestire.
“Se ti fai vedere in giro con un ragazzo, che non è ufficialmente il tuo fidanzato, la gente pensa che sei una poco di buono”
E così via…

.Non ricordo di aver mai rimproverato i miei figli riguardo le loro frequentazioni, se è capitato di non vedere di buon occhio qualche loro amico sottolineavo la mia perplessità mettendoli in guardia, ma non ho mai impedito di uscirci.
Questo comportamento ha alimentato la fiducia reciproca e il dialogo.

“Aspiriamo sempre a ciò che è proibito
e desideriamo le cose che sono negate.

Ieri stavo..

Ieri stavo  sorseggiando il cappuccino comodamente seduta al tavolo del bar adiacente la spiaggia quando si sono accomodate poco distante due donne.
Presumo neo mamme dalla conversazione che avevano instaurato.

“Anche stanotte non ho chiuso occhio,Giulio si e svegliato più volte, non ho capito cosa lo disturbasse, l’avevo anche allattato.. un pianto ininterrotto”
È capitato lo stesso anche a Serena, l’aveva preso per vizio sono ricorsa a rimedi”  ha risposto l’altra.
“Rimedi di che tipo?”
“Ogni sera prima di coricarla metto qualche goccia di Valium nel biberon e dorme fino a mattina…il sonno chimico funziona”

Non credevo alle mie orecchie.

Ho pensato ai miei figli,alle notti in bianco, ai chilometri da una stanza all’altra, alle braccia sfinite nell’intento di cullarli, alla pazienza messa a dura prova, alle occhiaie, ma anche agli abbracci che ci univano in quel sonno che finalmente arrivava.
Senza Valium, senza l’aiuto di farmaci che ancora devo capire fino a che punto sono salutari.

Ho pensato ai bambini che ultimamente hanno riempito pagine di cronaca nera, ammazzati di botte in preda all’ira degli adulti, per un semplice capriccio o per un pianto non saputo consolare.

Forse non tutti hanno la piena consapevolezza che quando nasce un figlio nel bagaglio pronto per l’evento oltre ai vestitini, pannolini e biberon occorre trovare spazio per infilarci tanta pazienza.

.Perché per crescere un figlio ne occorre davvero tanta.

Ieri mattina è…

Ieri mattina è ritornata la mia vicina a suonare il campanello di casa.
E questo vizio non lo sopporto più.

La sua abitudine, che si trascina da anni, è quella di chiedere cose in prestito e poi “dimenticare” di restituirle.

Ha cominciato a chiedere: due uova, un po’ di zucchero, il sale, due limoni, tre patate, una noce di burro, un litro di latte ecc.. per poi allargarsi con oggetti di ogni tipo.

Una domenica mattina, per esempio, si è presentata chiedendo un cavatappi, perché il suo l’aveva perso (?).
Mia madre le ha PRESTATO il più carino, che conservava come un gioiello perché  le era stato regalato da un’amica di ritorno da un viaggio.
Ovviamente mai restituito.

Il suo rispetto verso il prossimo e il timore di incrinare i rapporti di buon vicinato, l’ha portata ad aspettare ad oltranza la restituzione del suo souvenir, ma quando finalmente si è decisa era oramai  passato troppo tempo.
“Ma come …te l’ho  restituito il giorno stesso, non ricordi?” le ha risposto la vicina
^___+
Ovviamente non è andata proprio così, il cavatappi non è più tornato indietro.

Ieri mattina è stata la volta del ferro da stiro.
“E’ un grosso favore che mi faresti, devo stirare la camicia di mio figlio e si è rotto proprio oggi”
Mia madre animata di generosità e colta impreparata le ha prestato il ferro da stiro
Ieri sera non era ancora tornato indietro.

La cosa mi ha fatto alterare un pochino.

Questa volta mi sono recata io a suonare il suo campanello
“Sono venuta a riprendermi Pietro” (sorriso smagliante)
“Chi?????”
“Pietro, quello che torna indietro, ovvero il ferro da stiro”
“Ah sì…hai ragione, lo stavo proprio portando a tua madre”

Sì quando mai..ho pensato.

A volte essere troppo generosi si passa anche per fessi.

In questo momento…

In questo momento avrei voglia di…

1) Correre nel negozio in centro ad acquistare quelle scarpe che mi piacciono tanto

2) Già che ci sono entrare in una gelateria…..

3) Fermarmi in una libreria e dimenticarmi del tempo che scorre……….

4) Incontrare casualmente una persona che non vedo da un pò di tempo

5) Un bel massaggio rilassante

6) Girovagare per la città senza pensare a nulla: al lavoro, alla spesa da fare,  al pranzo che dovrei preparare, al bucato e alla montagna di roba da stirare che non ho fatto in tempo a demolire e mi sta aspettando!!

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Vabbè, smetto di sognare……….vado in ufficio!

E  a voi cosa  piacerebbe fare in questo preciso momento???

Simona

C’è un  punto, più o meno lontano, per ognuno di noi, in cui la nostra Persona si esaurisce.

E’ nelle vicinanze di quel punto che, in me, cominciamo io e Simona, ed è proprio in quel punto che comincia Simona.

Non solo l’ una finisce dove inizia l’altra, ma il  termine dell’ una coincide perfettamente col principio dell’altra,per un bel tratto.

Amica da sempre, confidente eletta, braccia fra le quali piangere, occhi con i quali intendersi, compagna d’infanzia, di crescita, di viaggi, della prima (e unica) sigaretta e dell’ultimo spettacolo al cinema.

Simona rappresenta per me un pò ognuno di questi cliché, ma non ne incarna precisamente nessuno.

Simona c’era prima del buio, c è stata durante, c’è dopo, cioè ora è rimarrà ogni domani.

Che ci posso fare, ognuno ha le sue dipendenze e le mie sono i ghiaccioli all’amarena, un libro nella borsa,  il cappuccino a colazione e Simona.

Amica del cuore.