Vidi…

Vidi due bambini seduti al tavolo accanto al nostro
Erano ben composti e mangiavano silenziosamente.
Rimasi stupita, solitamente capita il contrario.
Stavano mangiando patate fritte.
Le divoravano quasi con il timore che qualcuno potesse rubargliele dal piatto.

Sorrisi ricordandomi mia madre quando le cucinava per tutta la famiglia.
Regolarmente non erano mai abbastanza e inevitabilmente io e mio fratello finivamo per litigare, se poi ero depressa ne mangiavo a dismisura.

E’ strano il rapporto che ho sempre avuto con il cibo, non sono mai stata golosa di cose dolci preferendo quelle salate, ma è cucinando una torta che placavo certe ansietà,
ed era gustandola che mi sentivo decisamente meglio.

Penso a come certi cibi siano consolatori.
Cerchiamo di cancellare, assecondando il palato, angosce come certe attese che diventano incredibilmente lunghe.
Risposte che sembrano non arrivare mai.

E voi che rapporto avete col cibo?

Ieri pomeriggio…

Ieri pomeriggio ero in compagnia di un’ amica quando mi sono ricordata che dovevo passare dall’ ospedale a ritirare gli esiti degli esami di mia madre.

“Mi accompagni?”  Le ho chiesto
“Certo,tanto siamo di strada”

Stavamo varcando l’ingresso dell’edificio quando all’ improvviso si ferma.

“Aspetta aspetta..devo avvisare mio marito che ti accompagno all’ospedale altrimenti vede tramite l’app che mi trovo qui e si preoccupa!”

^__+ non credevo alle mie orecchie.

“Cioè.. spiegami un po’?”
“Si abbiamo scaricato entrambi un’applicazione sui nostri telefoni dove possiamo vedere in ogni momento dove si trova l’altro”

Sono rimasta allibita
Ma la fiducia dove la mettiamo?

“A me assalirebbe l’ansia” le ho detto
“Io sono del parere contrario, non ho nulla da nascondere, anzi mi tranquillizza fargli sapere dove mi trovo.”

Resto perplessa

Forse sono utili in ambito familiare per tenere sotto controllo i figli, per capire se sono sinceri quando escono di casa e si trovano esattamente dove dicono di andare, ma fra coniugi mi sembra una violenza privata.

Forse sbaglio?

Nanà

Osservare i comportamenti delle persone che ci vivono accanto ci aiutano a crescere.
Ricordo che da piccina mi capitava di pensare “ Io non sarò mai come lui” o “potessi diventare come lei”.
Da zia Nanà, per esempio, ho imparato quanto sia importante saper individuare “il momento giusto”.
Nanà non è il suo nome reale, ma un diminutivo che le ho dato da bambina e che lei ha sempre portato con il sorriso…le piaceva!
Nanà abita a Castel San Pietro e viene a farci visita una volta al mese, ovviamente mai al momento giusto.
Sempre quando stiamo per metterci a tavola e sono intenta a cucinare o quando si decide di fare una gita fuori porta, cambiando tutti i programmi.
Quando entra in casa la prima cosa che fa è scaricarci addosso i regali, non aspettando “il momento giusto”, ma seguendo il suo impulso, anche se la cena è a tavola, o mia figlia è distratta da altro.
Seguire i suoi impulsi è sempre stata la sua ragione di vita, arrivano prima di ogni altra cosa, che sia un’ urlata (certe gonfiate d’orecchie dà al marito), sbaciucchiamenti da soffocamento, telefonate che si ripetono più volte nell’arco della giornata, o bere un bicchiere di vino anche se ha preso la medicina.
Nanà non è capace di rimandare un gesto istintivo, nemmeno se è consapevole delle conseguenze, come un abbraccio rifiutato, una telefonata troncata, o le chiazze rosse che le vengono in faccia per il bicchiere di vino bevuto con la medicina.
Ho criticato Nanà per la poca delicatezza e a volte per la sua invadenza, oggi invece apprezzo la sua spontaneità.
E ammiro il suo portamento.
E’ un orgoglio per me passeggiare con lei accanto, sotto i portici di Via Indipendenza.
Con la sua statura le dona qualsiasi cosa.
Ancora oggi tutti la notano per il suo incedere: schiena dritta e passo felino…eleganza che non ho mai saputo imitare.
Ricordo un sabato pomeriggio, era decisa a comprare un gonna e abbiamo girato tutta Bologna sino a quando finalmente la nota in una vetrina.
Si affretta ad entrare nel negozio incurante della commessa che era intenta a chiudere la saracinesca. Non pensa assolutamente di rimandare al giorno seguente (io l’avrei fatto) ma entra.
Sorridendo la seguo, e mentre lei chiede la taglia giusta, noto gli occhi inferociti della commessa che non lasciavano spazio a dubbi. Credo che mentalmente fosse già altrove
Ma Nanà è così…il suo” momento giusto” è sempre quello dettato dall’impulso.

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E voi come siete?
Controllati o impulsivi?

Ieri sera sbirciavo…

Ieri sera  sbirciavo su Instagram i post di qualche amico quando mi sono persa nelle immagini dei figli di…
Una riflessione è sorta spontanea.

Bambini griffatissimi con vestiti e scarpe di marca,alcune bambine persino con la borsetta che sfoggia nelle passeggiate con mamma e papà.
Un salasso per i più tanti.

Tra una foto e l’altra la mia mente è volata alla mia infanzia, quando andavo con mia mamma a comprarmi il cappotto o il vestito, la storia era sempre la stessa: rigorosamente di due taglie più grandi.

Tornavo a casa con vestiti che mi arrivavano alle caviglie o maglioni che puntualmente arrotolavo sui polsi.
Mia madre lavava sempre tutto con cura, dovevano servire per più stagioni, sino a che il vestito lungo diventava minigonna e il maglione mi arrivava all’ombelico.

Indossare un abito nuovo era una vera fortuna, mentre spesso capitava che una zia mi “donasse” i vestiti di mia cugina ancora in buono stato, a suo dire, e a mia madre non le sembrava vero.

Idem per le scarpe..quando le compravo sempre uno o due numeri in più.
Adottavo così la solita strategia: mettevo batuffoli di bambagia per riempire gli spazi vuoti sulle punte: “tanto poi devi crescere e ti calzeranno a pennello” mi riscordava mia madre.

 

 

Ricorderò sempre il giorno della mia comunione, mia nonna si offrì di regalarmi l’abito della cerimonia.
Due mesi di discussione in famiglia.
Pretesi di avere un abito bianco, di pizzo e con la gonna ampia …con tanto di volant, nuovo di zecca, in quell’occasione si svenò abbinandoci anche le scarpe, ovviamente  chilometriche.
Mia madre cercò di convincermi ad acquistare un abito semplice da portare in tante altre occasioni ma non volli sentire ragioni.
Regalo era e regalo doveva essere.
Trovammo un accordo, bene l’abito bianco ma che arrivasse ai piedi. Immaginai cosa scattò nella mente di mia madre, pensava di sfruttarlo anche per la Cresima.

Comunque fu una giornata memorabile….che gioia..quante piroette davanti allo specchio.

Sapete che vi dico?
Gli abiti griffati dei bambini di oggi non hanno neppure un quarto del fascino delle mie ballerine con la bambagia che inciampavano ad ogni passo in quel pizzo senza fine: oggi non li scambierei con nient’altro.

Perché niente porterebbe con sé lo stesso amore,lo stesso fascino, la stessa storia.

Ma i bambini di oggi apprezzano ciò che hanno, conoscono il valore?
Ho qualche dubbio!

Il fascino…

Il fascino delle cose inutili conquista.
Raramente mi sono concessa il piacere di acquistarne qualcuna.
Ma, girovagando per mercatini, mi è capitato di non resistere al seducente richiamo
di un antico carillon ed essere indotta a comprarlo .
La sua musica suadente mi ha portato a rievocare momenti vissuti.
Con l’atteggiamento felice di una bambina che raccoglie conchiglie sulla spiaggia, l’ho fatto mio.
Conserva qualcosa di magico ed ogni volta che lo osservo o ascolto la sua musica accende emozioni mai sopite.
E’ un oggetto considerato superfluo, riposto su un mobile, ma fra tutti gli altri ha la sua storia

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E voi possedete un oggetto,
anche inutile (ai più tanti)
a cui tenete particolarmente?

Ebbene…

Ebbene sì…ho trascurato un pochino il mio blog.
E’ passato un pò di tempo dall’ultimo  post..però c’è..è sempre una pagina virtuale aperta
Non scrivo ma passo a leggere i blog amici, clicco ed entro nelle loro vite, nei loro pensieri
Ma non di tutti, qualcuno ha deciso di cancellarlo
Ecco stamattina mi ha invasa una sensazione strana, di vuoto

E’ un pò come indossare una giacca senza tasche..manca qualcosa..in questo caso qualcuno

Questo mi dispiace tanto…