Silvia…

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Silvia è stata ricoverata in una clinica dove possono curare il suo male di esistere.

Sabato mattina mi sono recata a trovarla.
Stava seduta in una poltrona all’angolo del salone, era ricurva, sembrava dimenticata.
Prima di raggiungerla  ho chiesto ad un’ infermiera come stava di salute

“Lavoro qui da dieci anni ma ancora fatico ad accettare che ci si possa ridurre così per uno scherzo della mente. Faccio di tutto per immedesimarmi in queste persone, ma non ci riesco”
“Sembrano  che si arrendano e mi chiedo se davvero non hanno niente a cui aggrapparsi”

Da lontano la osservavo: Le sue guance sono piene di graffi, i suoi capelli diradati e spenti.

“Tutte le mattine si siede di fronte la fnestra e aspetta, spesso si rifiuta di mangiare categoricamente, non vuole leggere perché dice che le parole la feriscono e raramente resta ad ascoltare la musica con gli altri pazienti”

Quando mi sono avvicinata mi ha guardata, una lacrima le ha rigato il volto, un momento dopo ha preso tra le dita l’orlo del vestito per non smettere di rigirarlo.
Poi ha cercato la mia  mano e l’ha stretta forte forte.
In quel gesto ho trovato di tutto: parole soffocate, silenziose, calde, le stesse che arrivano dritte al cuore,  ho percepito la voglia di essere compresa

Di scatto l’ha ritratta, ha chiuso gli occhi e si è rifugiata nel suo mondo.
Silvia è come una barca in balìa del mare, ha perso la sua ancora e sta per naufragare.

Mi sono resa conto di quanto sia diffcile aiutare chi non vuole farsi aiutare

Inizialmente si pensa di poterla affrontare con il dialogo, la persuasione, le parole. Poi quando essa prende il sopravvento genera lo sconforto  in chi pensa di poterla guarire, la rassegnazione.
Quando sono uscita dalla clinica è stato come indossare un vestito fatto di sole, di vita, di certezze e voglia di vivere.
Mi sono sentita fortunata.

Questo post è dedicato a tutte le persone che ogni giorno, ma proprio tutti, mettono a disposizione la loro professionalità e sensibilità per aiutare le persone malate

Un plauso colmo di gratitudine e ammirazione.
Io non ne sarei capace..mi farei trascinare nel  vortice di chi soffre.

35 pensieri su “Silvia…

  1. Direi che mettere il solito ‘mi piace’ sia decisamente inadeguato ! Parole non ne ho e, la vicenda che racconti, penso sia vera e non di fantasia, è una cosa seria, di una serietà a cui non siamo più abituati, dove il tempo sembra sfuggirci, e il divertirci e sentirci spensierati non ci fa più riflettere sui grandi e complessi meccanismi della nostra Vita, della nostra Mente, della nostra Anima ! … E purtroppo, coloro che non hanno più forza, non hanno più speranza si lasciano andare ma… quella stretta di mano che racconti è tutta la sintesi di ‘…non mi abbandonare’ !

    Certo, non è facile ma probabilmente un aiuto lo cercano ancora, e noi non sappiamo cosa fare !

    Come mi diceva una psichiatra molto tempo fa, a proposito di una persona comune, ‘dagli tutto l’Amore possibile e la salverai…’

    … In parte così è stato !

    Ciao.

  2. L’ho fatto per una vita. Qualche volta ci sono riuscito… altre volte no.
    Non per far pubblicità al mio libro, ma, considerato il fatto che m’è costato un capitale (che non mi riprenderò) a qualcuno a cambiato la vita… positivamente, e, anche se questo qualcuno fosse stata una sola persona… allora… va bene così.
    Buon Pomeriggio.
    Quarc

  3. La penso proprio come te; persone come quei medici che hanno a che fare con malati di… Alzheimer o che altro, hanno una grande forza di volontà che li anima, ed ogni giorno ciascuno di loro dona se stesso per infondere in quei malati un briciolo in più di vitalità ed attenzione. Ne ho conosciute, di persone così, quando ho fatto il mio percorso per diventare Volontaruio del Sorriso, ma poi ho visto che non riuscivo ad interloquire con loro, o a farle divertire, e non ci sono più stato. Tu ed io, a ben vedere, siamo fatti della stessa pasta… Ti abbraccio forte! ❤

  4. Il problema è che spesso quelle stesse persone che dovrebbero aiutare gli altri, soprattutto in caso di salute mentale, cercano di aiutare attraverso i “loro” sistemi, dimenticandosi che ogni persona è unica e quindi deve essere aiutata a seconda delle proprie modalità. Uniformare ogni caso e considerare la malattia quale metro di misura per “curare” non serve a molto, si rischia solo di peggiorare le cose. Il primo elemento per poter entrare nell’altro e tentare una via di guarigione è l’empatia, l’immedesimarsi nell’altro, il cercare di essere un suo pari, e non guardarlo dall’altra parte della sponda sentendosi separati. Ho assistito a scene di questo tipo e ho visto che troppo spesso si crede di aiutare facendo più danni che benefici. Inoltre l’uso smodato di psicofarmaci quale soluzione ai problemi NON è la soluzione del problema. Ogni individuo deve essere considerato nella sua totalità, da un punto di vista olistico, solo così può essere realmente compreso, che è il primo passo per la guarigione.

  5. non è facile trovare la forza per assistere queste persone, anch’io faccio un applauso a chi ogni giorno riesce in qualche modo a trasmettere coraggio e amore a chi si trova in queste situazioni, sono molti di più di quelli che immaginiamo….

    Buona giornata, un abbraccio per te 😉

  6. eppure le Tue parole tracimano d’empatia, che poi è emanare energia, penso che Silvia, in qualche modo una tale “trasfusione” l’abbia percepita. Quando sarà in grado (spero presto) di uscire dal suo tunnel da male oscuro, penso le farebbe bene leggerle, varrà quanto chi s’impegna per lavoro a farlo, ad ognuno il suo ruolo.

  7. Purtroppo la nostra testa è ancora un mistero, ed è difficile trovare la strada per offrire un aiuto a chi ne ha bisogno. Io stessa non saprei cosa fare, non saprei se fare. Non mi è mai capitato, fin’ora … Grazie del tuo scritto, sei una persona molto generosa

  8. Il “male d’esistere” è un drago che ci consuma dentro, quel ripiegarsi della mente che ci porta a un tormento infinito. Come sempre scrivi in modo delicato, oserei dire in punta di penna, su aspetti scomodi della vita, su sofferenze intime e silenziose, dando una dimensione di umanità che fanno capire la complessità e la profondità del vivere umano.

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