Domenica ero…

Domenica ero comodamente seduta sul divano e nel dolce far niente  ho preso in mano il tablet e cominciato a navigare su internet “saltellando” da un blog all’altro.
La mia attenzione si è soffermata su un post scritto da una blogger mai seguita prima.
Raccontava un momento difficile della sua vita e dal suo scritto ho percepito immensa tristezza e preoccupazione per la figlia che sta crescendo da sola.
Una domanda che le è stata rivolta ha scatenato nella mia mente un vortice di dubbi.

“Ma tu non hai nessuno che ti supporti? Nessuno che condivida con te una responsabilità, un problema, che ti dica: Non ti preoccupare, ci sono io?”.

Mi sono chiesta la stessa cosa:
“ E io?..io ho qualcuno pronto a supportarmi?”

Ho iniziato a pensare al mio consorte..lui ci sarebbe in caso di una vera mia difficoltà?, perchè finchè tutto va bene, tutto scorre liscio come l’olio e si è presenti in prima linea ma quando la strada si presenta in salita?
E i mie figli?

La risposta immediata e la primissima sensazione che è emersa è il balenante sospetto che il mio consorte si riveli fuggente, i figli distratti perchè nulla è scontato e questo sentore di non poter fare affidamento su loro mi destabilizza

Oggi come oggi sono indipendente, premurosa, attenta, presente e pronta ad aiutare tutti, è motivo di orgoglio non pesare su nessuno e arrangiarmi dinanzi gli ostacoli..ma se un giorno avessi veramente bisogno?

Ecco questo post letto in un pomeriggio di fine settimana mi ha lasciata un pochino così…perplessa..

E voi…avete la piena certezza di poter contare su qualcuno?

46 pensieri su “Domenica ero…

  1. E’ una domanda a cui non ho mai pensato, sarà che diamo tutto per scontato. Credo di poter contare sull’appoggio della mia compagna, poi semmai non sarà così e mi crollerà il mondo addosso
    Nessuna certezza quindi.

  2. Ecco un tema, che tendiamo ad allontanare perché talvolta genera una sorta di paranoia, ancora più grave di quelle che in genere si rivolgono all’esterno, perché riguarda in genere persone che ci vivono accanto, con le quali intercorre una sorta di contratto legale, vedi matrimonio o di convivenza e o comunque di reciproca fiducia, ancor più impegnativo se riguarda la presenza di figli. Sono considerazioni che tendiamo ad allontanare quasi temessimo la risposta, qualche volta angosciati finiamo col chiedere all’altro come si comporterebbe nel caso che….riceviamo quasi sempre gesti come un abbraccio, che ancor più angosciano, perché vorremmo parole alle quale aggrapparci, le stesse parole dei vergati o scritti nell’acqua “contratti” , se poi giungono le parole, le percepiremmo come non rassicuranti, mettendoci a ricostruire il modo in cui sono state profferite, con le sue esitazioni e vere e o presunte vaghezze. Sarà che viviamo in tempi di totale incertezze, e questo aggrava. Certo è un modo per chiedersi della natura della qualità della temperatura dei nostri rapporti, che poi basta un malumore un inevitabile contrasto per farci ripiombare nel dubbio o peggio ancora a rimuovere. Poi arriva qualcosa, un fatto esterno, come il Tuo, che invita a riconsiderare. Penso che quasi nessuno possa considerarsi immune dalla risposta pessimista che finiremo col darci e indipendentemente dalla sicurezza economica di cui siamo in possesso. Sono moti dell’anima per chi ha fede, della psiche per i laici, ma che accomunano…si potrebbe dire “gravi pensieri effimeri” …omaggiando l’autrice.
    Ora che mi mi hai fatto riflettere: non ho la piena certezza, non ne ho alcuna!

    • “Sono considerazioni che tendiamo ad allontanare quasi temessimo la risposta”
      Queste tue parole raccontano tanto..tutto
      Vedi..ho visto mamme cullare e viziare i loro figli per poi vederli sparire quando loro stesse avevano bisogno: innumerevoli scuse hanno avuto la meglio ” il troppo lavoro, la lontananza ecc, si sono trovate sole a combattere una malattia assistite dalla badante di turno. Ho visto mogli parcheggiare il marito in una clinica con sporadiche visite ..ho visto situazioni che oggi mi portano a pensare…Eppure sono certa che facevano affidamento sulle persone che avevavo accanto e invece…
      Quando ho letto quello sfogo su un post ho pensato che nulla è certo per nessuno…neanche per me.

      • condivido codesta Tua pessimistica considerazione, anche io ho visto (e vedo) cose! che me la rafforzano dentro, e non si placa nemmeno cercando di fare l’impossibile, nella speranza folle che possa esistere una compensazione…ma sono ammalato di king Lear e del suo dramma sull’ingratitudine…nulla è certo …neanche per me

  3. No, salvo che su me stesso.
    I momenti difficili sono sempre chiarificatori, aiutano a fare una cernita o una catalogazione. Ci sono persone con la capacità di aiutare, altre non ne hanno la forza.
    Fondamentalmente, però, nasciamo e moriamo soli: meglio mettere in conto la solitudine 😉

  4. secondo me, al di là delle proprie vite personali, ognuno di noi deve poter contare soprattutto su se stesso. Io pur nella fortuna di avere persone che mi sono vicine, ho sempre cercato d’immaginare la mia vita come se fossi solo in assoluto. In questa situazione se riusciamo a vedere il bello della vita vuol dire che l’abbiamo vissuta davvero col cuore, senza pregiudizi, senza vincoli. La vera felicità deve venire soprattutto da noi stessi, da quello che siamo nella nostra solitudine più profonda… 😉

  5. In un periodo dominato dal ‘self-made’ in cui tutti tendono ad isolarsi, più che ad essere indipendenti, è una domanda lecita.
    Penso che avrei più di una persona a cui rivolgermi. Se fossi in grado di farlo.

  6. La mia è una domanda spontanea..e ti assicuro che la risposta che mi sono data non mi fa vivere bene. Ma alla fine non ci penso e come al solito cercherò di arrangiarmi in caso di bisogno
    Poi semmai la vita e le persone che mi vivono accanto mi sorprenderanno in caso di…
    Trascorri una bella serata

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