Ero intenta…

Ero intenta davanti lo specchio a perfezionare il Rimmel e l’ho visto.
Stava lì, eppure non l’avevo mai notato.
Quel capello bianco stona fra gli altri, uno solo, ma fra qualche giorno, mese o anno sarà uno dei tanti.
Non mi sta molto simpatico ma dovrò farci amicizia, renderlo complice.
Fa parte del normale percorso di vita.

Le parole di Cecilia Resio mi hanno tenuto compagnia mentre prendevo le chiavi e uscivo di casa…..
Oggi le faccio mie.

Non è facile invecchiare con garbo.
Bisogna accertarsi della nuova carne, di nuova pelle,
di nuovi solchi, di nuovi nei.
Bisogna lasciarla andare via, la giovinezza, senza
mortificarla in una nuova età che non le appartiene,
occorre far la pace con il respiro più corto, con
la lentezza della rimessa in sesto dopo gli stravizi,
con le giunture, con le arterie, coi capelli bianchi all’improvviso,
che prendono il posto dei grilli per la testa.
Bisogna farsi nuovi ed amarsi in una nuova era,
reinventarsi, continuare ad essere curiosi, ridere
e spazzolarsi i denti per farli brillare come minuscole
cariche di polvere da sparo. Bisogna coltivare l’ironia,
ricordarsi di sbagliare strada, scegliere con cura gli altri umani,
allontanarsi dal sé, ritornarci, cantare, maledire i guru,
canzonare i paurosi, stare nudi con fierezza.
Invecchiare come si fosse vino, profumando e facendo
godere il palato, senza abituarlo agli sbadigli.
Bisogna camminare dritti, saper portare le catene,
parlare in altre lingue, detestarsi con parsimonia.
Non è facile invecchiare, ma l’alternativa sarebbe
stata di morire ed io ho ancora tante cose da imparare.

Cecilia Resio

38 pensieri su “Ero intenta…

  1. Belle parole.

    P.s.: pure io ho qualche capello bianco insieme a diversi peli della barba, e dato che ho la barba rossa, sta uscendo un particolare accostamento cromatico 😀

      • il mio amato Shakespeare al riguardo è molto pessimista e o semplicemente realista, ma forse erano altre tempi per l’aspettativa di vita e la sua qualità…
        famoso monologo tratto da As you like it:

        “Tutto il mondo è un palcoscenico, e gli uomini e le donne sono soltanto attori. Hanno le loro uscite come le loro entrate, e nella vita ognuno recita molte parti, ed i suoi atti sono sette età. Prima, l’infante che miagola e vomita in braccio alla nutrice. Lo scolaro poi, piagnucoloso, la sua brava cartella, la faccia rilucente nel mattino, che assai malvolentieri striscia verso la scuola a passo di lumaca. E poi l’innamorato, che ti sospira come una fornace, e in tasca una ballata tutta lacrime sopra le ciglia della sua adorata. Poi, un soldato, armato dei moccoli più strambi, un leopardo baffuto geloso dell’onore, lesto di mano, pronto a veder rosso, che va a cercar la bubbola della reputazione persino sulla bocca d’un obice. E poi il giudice, con un bel ventre tondo, farcito di capponi, occhio severo, barba ritagliata a regola d’arte, gonfio di sentenze e di luoghi comuni: e in questo modo recita la sua parte. L’età sesta ti muta l’uomo in magro pantalone in ciabatte, le lenti al naso, la borsa sul fianco, e quelle braghe usate da ragazzo, ben tenute ma ormai spaziose come il mondo per i suoi stinchi rattrappiti, e il suo vocione da maschiaccio che ridiventa un falsetto infantile, un suono fesso e fischiante. L’ultima scena infine, a chiuder questa storia strana, piena di eventi, è la seconda infanzia, il mero oblio, senza denti, senz’occhi o gusto, senza niente.”

        e Amleto dirà ad Ofelia:
        “Dio vi fa una faccia e voi ve ne impasticciate un’altra”

        quasi si riferisse al moderno lifting!

        sul mio volto è passato l’aratro del tempo, vado dicendo non so con quanta sincerità (nessuna!) che ne vado fiero.

  2. accettarsi per amarsi, questo potrebbe essere il motto per chi sta entrando in quella fase di vita che modernizzando i termini potremmo definire “diversamente giovani”. In fondo cos’è la giovinezza, una fase di vita in cui prevale la bellezza esterna, effimera, breve, fuggevole. Il resto della vita invece è caratterizzata da quella bellezza profonda, intima, fatta di piccole cose, di piccole attenzioni, di quelle abitudini che rendono speciale ogni giorno che vogliamo. Noi siamo speciali, e non sono le piccole trasformazioni estetiche a farci desistere dall’essere eternamente felici! 😉

  3. ho imparato (o almeno ho cercato di farlo) a rendere complice l’ironia.
    giustamente con l’avanzare dell’età sono riuscita ad ottenere qualche risultato, diventando anche bravina eh.
    poi ho capito che per me era giusta l’autoironia: mi ‘demolisco’ da sola, prima che lo facciano gli altri.
    ho finalmente capito che ridere di me stessa mi fa bene e non offre cibo ai corvi (ai detrattori): o quanto meno lascio a loro le briciole.

    per il capello bianco, ommiodio, no! in casa o dalla parrucchiera, si va di colore: io faccio così.
    (coi capelli scuri che mi ritrovo, il bianco spacca troppo)

  4. Penso proprio che sia una questione di età…parlo riguardo l’autoironia, da qualche anno mi demolisco proprio come te. Mi aiuta a “guardarmi” e forse migliorarmi
    Capello bianco?…non mi sono mai tinta i capelli..ho iniziato l’altro giorno ^___*

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