Informazioni su Pensieri effimeri

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Stamattina…

Stamattina mentre mi recavo in ufficio sono passata a prelevare contanti dal Bancomat
Mentre risalivo in auto una sorta di “stizza” mi ha invasa pensando alla nuova proposta del nostro governo
Applicare una tassa pari al 2% dell’importo prelevato in contanti mica la trovo giusta.
I nostri soldi sono già tassati solo perché versati in un conto corrente e dobbiamo pagare per poterli prelevare??

 

Incentivare l’uso della moneta elettronica mi può star bene, ma tassare ulteriormente per disincentivare il denaro contante la trovo una vera ingiustizia

Vidi…

Vidi due bambini seduti al tavolo accanto al nostro
Erano ben composti e mangiavano silenziosamente.
Rimasi stupita, solitamente capita il contrario.
Stavano mangiando patate fritte.
Le divoravano quasi con il timore che qualcuno potesse rubargliele dal piatto.

Sorrisi ricordandomi mia madre quando le cucinava per tutta la famiglia.
Regolarmente non erano mai abbastanza e inevitabilmente io e mio fratello finivamo per litigare, se poi ero depressa ne mangiavo a dismisura.

E’ strano il rapporto che ho sempre avuto con il cibo, non sono mai stata golosa di cose dolci preferendo quelle salate, ma è cucinando una torta che placavo certe ansietà,
ed era gustandola che mi sentivo decisamente meglio.

Penso a come certi cibi siano consolatori.
Cerchiamo di cancellare, assecondando il palato, angosce come certe attese che diventano incredibilmente lunghe.
Risposte che sembrano non arrivare mai.

E voi che rapporto avete col cibo?

Ieri pomeriggio…

Ieri pomeriggio ero in compagnia di un’ amica quando mi sono ricordata che dovevo passare dall’ ospedale a ritirare gli esiti degli esami di mia madre.

“Mi accompagni?”  Le ho chiesto
“Certo,tanto siamo di strada”

Stavamo varcando l’ingresso dell’edificio quando all’ improvviso si ferma.

“Aspetta aspetta..devo avvisare mio marito che ti accompagno all’ospedale altrimenti vede tramite l’app che mi trovo qui e si preoccupa!”

^__+ non credevo alle mie orecchie.

“Cioè.. spiegami un po’?”
“Si abbiamo scaricato entrambi un’applicazione sui nostri telefoni dove possiamo vedere in ogni momento dove si trova l’altro”

Sono rimasta allibita
Ma la fiducia dove la mettiamo?

“A me assalirebbe l’ansia” le ho detto
“Io sono del parere contrario, non ho nulla da nascondere, anzi mi tranquillizza fargli sapere dove mi trovo.”

Resto perplessa

Forse sono utili in ambito familiare per tenere sotto controllo i figli, per capire se sono sinceri quando escono di casa e si trovano esattamente dove dicono di andare, ma fra coniugi mi sembra una violenza privata.

Forse sbaglio?

Nanà

Osservare i comportamenti delle persone che ci vivono accanto ci aiutano a crescere.
Ricordo che da piccina mi capitava di pensare “ Io non sarò mai come lui” o “potessi diventare come lei”.
Da zia Nanà, per esempio, ho imparato quanto sia importante saper individuare “il momento giusto”.
Nanà non è il suo nome reale, ma un diminutivo che le ho dato da bambina e che lei ha sempre portato con il sorriso…le piaceva!
Nanà abita a Castel San Pietro e viene a farci visita una volta al mese, ovviamente mai al momento giusto.
Sempre quando stiamo per metterci a tavola e sono intenta a cucinare o quando si decide di fare una gita fuori porta, cambiando tutti i programmi.
Quando entra in casa la prima cosa che fa è scaricarci addosso i regali, non aspettando “il momento giusto”, ma seguendo il suo impulso, anche se la cena è a tavola, o mia figlia è distratta da altro.
Seguire i suoi impulsi è sempre stata la sua ragione di vita, arrivano prima di ogni altra cosa, che sia un’ urlata (certe gonfiate d’orecchie dà al marito), sbaciucchiamenti da soffocamento, telefonate che si ripetono più volte nell’arco della giornata, o bere un bicchiere di vino anche se ha preso la medicina.
Nanà non è capace di rimandare un gesto istintivo, nemmeno se è consapevole delle conseguenze, come un abbraccio rifiutato, una telefonata troncata, o le chiazze rosse che le vengono in faccia per il bicchiere di vino bevuto con la medicina.
Ho criticato Nanà per la poca delicatezza e a volte per la sua invadenza, oggi invece apprezzo la sua spontaneità.
E ammiro il suo portamento.
E’ un orgoglio per me passeggiare con lei accanto, sotto i portici di Via Indipendenza.
Con la sua statura le dona qualsiasi cosa.
Ancora oggi tutti la notano per il suo incedere: schiena dritta e passo felino…eleganza che non ho mai saputo imitare.
Ricordo un sabato pomeriggio, era decisa a comprare un gonna e abbiamo girato tutta Bologna sino a quando finalmente la nota in una vetrina.
Si affretta ad entrare nel negozio incurante della commessa che era intenta a chiudere la saracinesca. Non pensa assolutamente di rimandare al giorno seguente (io l’avrei fatto) ma entra.
Sorridendo la seguo, e mentre lei chiede la taglia giusta, noto gli occhi inferociti della commessa che non lasciavano spazio a dubbi. Credo che mentalmente fosse già altrove
Ma Nanà è così…il suo” momento giusto” è sempre quello dettato dall’impulso.

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E voi come siete?
Controllati o impulsivi?

Ieri sera sbirciavo…

Ieri sera  sbirciavo su Instagram i post di qualche amico quando mi sono persa nelle immagini dei figli di…
Una riflessione è sorta spontanea.

Bambini griffatissimi con vestiti e scarpe di marca,alcune bambine persino con la borsetta che sfoggia nelle passeggiate con mamma e papà.
Un salasso per i più tanti.

Tra una foto e l’altra la mia mente è volata alla mia infanzia, quando andavo con mia mamma a comprarmi il cappotto o il vestito, la storia era sempre la stessa: rigorosamente di due taglie più grandi.

Tornavo a casa con vestiti che mi arrivavano alle caviglie o maglioni che puntualmente arrotolavo sui polsi.
Mia madre lavava sempre tutto con cura, dovevano servire per più stagioni, sino a che il vestito lungo diventava minigonna e il maglione mi arrivava all’ombelico.

Indossare un abito nuovo era una vera fortuna, mentre spesso capitava che una zia mi “donasse” i vestiti di mia cugina ancora in buono stato, a suo dire, e a mia madre non le sembrava vero.

Idem per le scarpe..quando le compravo sempre uno o due numeri in più.
Adottavo così la solita strategia: mettevo batuffoli di bambagia per riempire gli spazi vuoti sulle punte: “tanto poi devi crescere e ti calzeranno a pennello” mi riscordava mia madre.

 

 

Ricorderò sempre il giorno della mia comunione, mia nonna si offrì di regalarmi l’abito della cerimonia.
Due mesi di discussione in famiglia.
Pretesi di avere un abito bianco, di pizzo e con la gonna ampia …con tanto di volant, nuovo di zecca, in quell’occasione si svenò abbinandoci anche le scarpe, ovviamente  chilometriche.
Mia madre cercò di convincermi ad acquistare un abito semplice da portare in tante altre occasioni ma non volli sentire ragioni.
Regalo era e regalo doveva essere.
Trovammo un accordo, bene l’abito bianco ma che arrivasse ai piedi. Immaginai cosa scattò nella mente di mia madre, pensava di sfruttarlo anche per la Cresima.

Comunque fu una giornata memorabile….che gioia..quante piroette davanti allo specchio.

Sapete che vi dico?
Gli abiti griffati dei bambini di oggi non hanno neppure un quarto del fascino delle mie ballerine con la bambagia che inciampavano ad ogni passo in quel pizzo senza fine: oggi non li scambierei con nient’altro.

Perché niente porterebbe con sé lo stesso amore,lo stesso fascino, la stessa storia.

Ma i bambini di oggi apprezzano ciò che hanno, conoscono il valore?
Ho qualche dubbio!

Il fascino…

Il fascino delle cose inutili conquista.
Raramente mi sono concessa il piacere di acquistarne qualcuna.
Ma, girovagando per mercatini, mi è capitato di non resistere al seducente richiamo
di un antico carillon ed essere indotta a comprarlo .
La sua musica suadente mi ha portato a rievocare momenti vissuti.
Con l’atteggiamento felice di una bambina che raccoglie conchiglie sulla spiaggia, l’ho fatto mio.
Conserva qualcosa di magico ed ogni volta che lo osservo o ascolto la sua musica accende emozioni mai sopite.
E’ un oggetto considerato superfluo, riposto su un mobile, ma fra tutti gli altri ha la sua storia

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E voi possedete un oggetto,
anche inutile (ai più tanti)
a cui tenete particolarmente?

Ebbene…

Ebbene sì…ho trascurato un pochino il mio blog.
E’ passato un pò di tempo dall’ultimo  post..però c’è..è sempre una pagina virtuale aperta
Non scrivo ma passo a leggere i blog amici, clicco ed entro nelle loro vite, nei loro pensieri
Ma non di tutti, qualcuno ha deciso di cancellarlo
Ecco stamattina mi ha invasa una sensazione strana, di vuoto

E’ un pò come indossare una giacca senza tasche..manca qualcosa..in questo caso qualcuno

Questo mi dispiace tanto…

Sono testarda…

Ho discusso con il mio consorte  e mi ha detto che sono testarda..tiro dritto per la mia strada senza seguire il suo consiglio.
Ho sorriso..
E lo ammetto..lo sono!!
La testardaggine è il difetto pregio che ognuno di noi si porta dietro.
Penso che in noi abbia delle fortissime basi.

Essere testardi non vuol dire assolutamente essere ottusi o metodici, la testardaggine ha una marcia in più: ci rende capaci di raggiungere le più alte vette del vivere quotidiano, ci aiuta a non mollare di fronte alle avversità.
Ci aiuta a restare noi stessi nel rapportarci con gli altri.

Quindi prendo il lato positivo di questa sfumatura della personalità che molti  annoverano nei difetti.

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È meglio il dolore di una sconfitta che il rimorso di non averci provato.

Non la vedevo…

Non la vedevo da più di un anno  e quando me la sono ritrovata davanti mi ha fatto quasi paura.

Sembrava più piccola del solito,come se qualcosa la stesse consumando all’interno  e le stesse risucchiando tutte le energie.

Avrei voluto dirle che non avevo più intenzione di assecondarla,che i tempi in cui mi comandava a bacchetta erano finiti.

Avrei voluto dirle che non potevo più fingere di essere quella che non sono soltanto per far piacere a lei.

Avrei voluto dirle che il suo sparlare della mia persona mi veniva riferito.

Ma non ce l’ho fatta.

Guardandola col suo vestitino a fiori stirato ad arte e i capelli perfetti nonostante l’afa insopportabile mi sono sentita quasi in pena per lei: essere incapaci di amare deve essere già di per sé una condanna crudele.

Osservandola mi sono chiesta se fosse veramente necessario farle del male soltanto perché lei ne aveva fatto a me.

Avrei voluto vomitarle addosso tutto il livore accumulato negli ultimi anni,tutta la rabbia,e invece inaspettatamente, l’ho abbracciata.

L’ ho fatto con la leggerezza di chi si è accorto di non avere più conti in sospeso col passato.

Lei non ha ricambiato il mio abbraccio,ma non si è nemmeno tirata indietro.

“È già qualcosa” ho pensato.

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Ho sentito crescere dentro di me un’energia incontenibile.

Mi sono allontanata lasciandomi alle spalle una scia di fardelli che pesavano sempre più…il perdono fa sentire più leggeri, a posto con sé stessi.

E liberi.

Ho avuto..

Ho avuto un diverbio in ufficio con un collega e la cosa mi ha portato a riflettere su come le persone si chiudono in se stesse rifugiandosi nel proprio orgoglio.

Sentendosi ferito si è chiuso in un mutismo totale e pur sapendo di non avere ragione non pronuncia parola.
Non pretendo scuse, ma almeno un comportamento normale.

Tenere il  broncio lo considero un atteggiamento infantile.

E’ sempre stato orgoglioso e l’orgoglio distrugge, logora, non sempre è un sentimento positivo il più delle volte porta ad apparire diversi di come si è realmente.

Il quel comportamento adottato ci si sente forse superiori al prossimo ma nello stesso tempo ci si allontana dalla gente, a volte lo si fa con arroganza e sdegno, sicuramente  non appena ci si rende conto che la “grandezza d’argilla” viene messa in discussione
Secondo il mio punto di vista si teme una valutazione col  sospetto di essere rifiutati, giudicati, criticati, di non essere all’altezza della situazione, di perdere qualcosa o qualcuno.
A lungo andare non si è più in grado di vivere rapportandosi spontaneamente, non è più possibile sostenere il confronto: ogni comunicazione diventa un conflitto e un’invasione.

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Credo che saper riconoscere i propri errori sia semplicemente umano e il saper chiedere scusa non scaricando su altri le proprie responsabilità sia sinonimo di “spessore ”

A volte basta così poco…anche solo un sorriso e crollano muri e barriere!!