Ieri sera…

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Ieri sera e’ capitato ancora…

Sono rientrata a casa tardi, la riunione non finiva più.

Mi sono recata in cucina, ho preparato qualcosa di veloce giusto per mettere qualcosa sotto ai denti, ero talmente stanca che non sentivo manco  la fame.

Lui stava davanti al computer nel suo studio.

L’ ho chiamato ma era talmente concentrato davanti a quel monitor che neanche ha udito la mia voce.

Mi sono affacciata alla porta e gli ho chiesto se mi faceva compagnia mentre cenavo.

“Sto vincendo la partita, mica posso mollare proprio ora”

Mentre tornavo in cucina gli ho detto:

“Quando inizi a dare tutto per scontato cominci a perdere qualcosa..o qualcuno”

Non sono convinta che abbia sentito le mie parole, non si è mosso di un millimetro.

Mi sono seduta a tavola…da sola.
Mentre mangiavo ho pensato “Uomo avvisato…mezzo salvato!!

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Per ingannare…

Per ingannare l’attesa aspettando il mio turno dal parrucchiere ho sfogliato un settimanale pescato a caso nella pila posizionata in bella mostra sul tavolino.
Era una rivista datata di parecchi mesi, del resto ci sarebbe da stupirsi trovarne una recente.
In un primo momento leggevo solo i titoli e ammiravo le immagini, poi invece una notizia, decisamente accattivante, ha catturato la mia attenzione e ho letto tutto l’articolo.
Raccontava che a Madrid esiste un istituto che sostiene di “predire” la data della nostra morte sottoponendosi a un semplice test: chiamato appunto test della longevità.
Una giornalista ha sfidato la paura e si è sottoposta agli esami.
Una semplice analisi del sangue che permette di stabilire l’età biologica dell’organismo e determinare, in maniera statistica, se gli organi invecchiano più velocemente di quanto dovrebbero.
Ha raccontato tutta l’esperienza in quella clinica non nascondendo la forte ansia che l’aveva invasa in attesa del “verdetto”.
Agitazione che ha poi lasciato spazio ad una sorta di depressione quando le è stato comunicato che gli esiti non erano proprio positivi.
La sua età biologica era di 54 anni quando lei ne aveva solo 38.
La celiachia, l’asma e il suo continuo stress avrebbero provocato un lento deperimento al suo organismo.
Le è stato consigliato una vita più tranquilla, con continuo movimento fisico e un’alimentazione corretta.
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Sono rimasta un po’ perplessa e girando pagina ho pensato che mai mi sottoporrei ad un esame del genere.
Preferisco ascoltare il mio corpo e seguire i vari segnali che mi manda cercando di correggere il mio stile di vita.

Voi trovate interessante  scoprire l’età biologica del vostro organismo e ahimè intuire quanto avete rimasto da vivere?

Dicembre…

Dicembre è il mese in cui si respira aria di festa, negozi addobbati e tavole imbandite, luci accecanti e bambini ansiosi.
Ma non per tutti, per chi questo mese lo vive di mancanze dentro di loro alberga il buio.
Il mese in cui i ricordi saranno più vivi che mai e mancherà il regalo più importante, il sorriso si chi non ci è accanto.
Dicembre è il mese di sorrisi e tristezza.
Ritorni a casa la sera e vorresti trovare  tutto al proprio posto, persone comprese.

Dal web

chatterblossom

 Buone Feste a tutti
..di cuore!!

 

Finalmente…

Finalmente mi sono concessa una giornata in un centro benessere.
Una coccola che ho imparato a concedermi: mi rilassa e torno a casa rigenerata.
L’unica nota che stona è il mio continuo disagio ogni volta che entro in uno spogliatoio, una sorta di imbarazzo che  il tempo non ha saputo farmi superare.

Ricordo che da ragazzina quando entravo negli spogliatoi ero sempre l’ultima della fila, così potevo sedermi nell’unico posto che puntualmente rimaneva libero, quello più appartato lontano dagli armadietti.
Il mio intento era quello di isolarmi, quasi nascondermi.
Mi imbarazzava spogliarmi davanti le mie compagne, tutte prese ad osservare a vicenda i loro corpi che mutavano di giorno in giorno.
Mi vedevo con mille difetti, gambe troppo sottili, il seno appena accennato, un aspetto ancora acerbo, mentre le mie amiche erano dei veri fiori sbocciati.
Temevo di essere derisa e preferivo apparire trasparente.

Oggi amo il mio corpo ma quando mi reco in piscina o in palestra provo vergogna a togliermi il costume nello spogliatoio in presenza di altre persone.
Ci sono donne, invece, che fanno la doccia in piena libertà sentendosi a loro agio, proprio come se fossero dentro il box di casa.
Comportamento sempre appartenuto agli uomini, per come mi è stato raccontato non si sono mai fatti problemi di sorta esponendosi come mamma li ha fatti.
Io invece non ci riesco.
Attendo un momento dove sono certa di essere sola e l’accappatoio è a portata di mano pronto per essere indossato a tempo di record.

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Non ho mai capito se la mia è una forma di timidezza o pudore, sta di fatto che quando mi trovo in quelle circostanze, dinanzi una naturalezza di gesti che non mi appartengono, mi sento un pesce fuor d’acqua e la cosa mi fa stizza creandomi disagio, sentendomi diversa.

Voi con quale spirito vivete l’ambiente dello spogliatoio?

Me l’ha detto…

Me l’ha detto così…. di punto in bianco, con la sua solita calma apparente  senza lasciar trasparire la sua preoccupazione.
Fra una telefonata e l’altra.
“Tra due settimana mi operano al seno”
Stavo chiudendo una pratica e non sono più riuscita a concentrarmi, ho appoggiato la penna e l’ho guardata.
Mi sono alzata e avvicinata alla sua scrivania, senza proferire parola ho stretto le sue mani nelle mie.
Un gesto stupido…ma penso di averle tramesso tutta la mia vicinanza, il mio affetto perché in quel momento calde lacrime le hanno rigato il volto.

In quel preciso istante ho rivissuto attimi passati.
Un periodo dove la mia vita era “sospesa”.
Ho pensato alle notti in bianco, alla preoccupazione che non mi abbandonava,  preda della paura e dell’ansia di un esito che doveva arrivare.
Ed è arrivato.

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Quel giorno stava sbocciando la primavera e camminavo nei giardini fuori dell’ospedale, tra malati in vestaglia,dottori in camice bianco e parenti stanchi.
Ho costeggiato un’aiuola, ricordo di aver pensato di togliermi le scarpe, volevo percepire l’umidità pungente dei fili d’erba sulla pelle, mi sentivo leggera come i fiori d’acanto che spuntavano ai margini, sospesa anch’io fra foglie scure e brillanti.
Mi sono spinta sino al cancello, ho contato i cartelli pubblicitari e le macchine parcheggiate lungo il marciapiede.
Ho sostato davanti la normalità di quel pomeriggio come di fronte ad un mondo completamente nuovo.
Poi con il sorriso, mi sono avviata al parcheggio, sono salita in macchina e avviato il motore.
Non prima di aver ripiegato in una busta l’esito negativo del mio esame istologico.
La mia preghiera era stata esaudita e mille colori vivaci dipingevano, da quel momento in poi, la mia vita.
Mi sono sentita  fortunata!

I miei spazi..

Il miei spazi…
Solo la parola racchiude una sorta di beatitudine che mi fa sentire bene.
A dire il vero sono assai pochi i momenti che dedico a me stessa, piccoli ritagli di vita che mi concedo per ritrovarmi, per fare tutto quello che mi fa sentire in sintonia con la mia persona:leggo, scrivo, faccio lunghe passeggiate,mi dedico allo shopping o semplicemente dormo.
Troppo spesso per salvaguardare i propri spazi si fanno scelte egoiste che condizionano la vita.
E’ frequente sentire dire “Non facciamo ancora un figlio perché abbiamo bisogno dei nostri spazi”….”
“Non cambio lavoro perché dovrei fare a meno dei miei spazi”…”
“Non accetto un nuovo rapporto perché ho paura di perdere i miei spazi”

Gli spazi non sono altro che una dimensione dell’esistere priva di doveri.
Negli spazi c’è libertà e, proprio per questo, si possono riempire con tutto ciò che più ci aggrada: ballare, vedere gli amici, andare in palestra, seguire un corso di lingue.
Ci si può finalmente realizzare.

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Da adolescente di spazi ne avevo pure troppi, li riempivo di niente ed erano vuoti, come vuota appariva la mia vita.
Crescendo ho compreso che è bene ritagliare pochi momenti per noi dove ci adoperiamo, perché brevi, a riempirli del meglio e questo non esclude che si possa poi dedicarsi completamente alle persone che ci vivono accanto, al lavoro che svolgiamo con passione, alla vita di sempre.

La libertà non è tanto quella materiale, ma mentale, gli spazi servono per coltivare le proprie passioni, i propri desideri sapendoci dare un limite.
Spesso fare ciò che si vuole, in qualsiasi momento, si diventa schiavi e non padroni di se stessi.