Mi sono recata…

Mi sono recata in clinica per conoscere Blu
Bellissima, paffuta e stranamente con gli occhi aperti.
Emanavano un bagliore di luce magica, coperto  da un velo lattiginoso della vita uterina, sembrava venire da un mondo molto lontano.

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Mentre  percorrevo il tragitto verso casa pensavo al ciclo della vita.
Si nasce, si vive e si muore.
Nel morente succede qualcosa di non molto diverso.
A un tratto lo sguardo si storna, un altro orizzonte lo chiama.
Un orizzonte invisibile a noi viventi.

Un giorno chiacchieravo con un amico e mi spiegava che dopo la morte esiste una realtà diversa, migliore.
Sosteneva che ogni cosa per esistere necessità del suo opposto e se c’è un prima deve esserci anche il relativo dopo.
Il viaggio dell’anima è un tragitto coperto da una fitta discrezione, non si può indagare, misurare, classificare.
Veniamo da un’oscurità, ci dirigiamo verso un’altra oscurità

Per quel che mi riguarda preferisco rimanere ancorata alla concretezza dei giorni e non pensare ad un qualcosa che non potremo mai conoscere davvero.
Però ci penso: esistevamo prima?
E dopo? la nostra anima che abito indosserà?

Voi credete nella reincarnazione?

P.S.  Mia cugina ha gradito i fiori…le rose le ama molto e il blu è il suo colore preferito.
Non avevo dubbi!!! ^__*

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Squilla…

Squilla il cellulare, è mia madre:
“Sai stanotte è nata Blu, il parto è andato molto bene!”
“Nata o nato?!!”
“Nata, nata è una bambina!!!”
“………..^_+”

Mia cugina finalmente ha partorito, la sua è stata una gravidanza sofferta ma portata avanti con tanto amore e coraggio. Sino all’ultimo non ha voluto sapere il sesso del bebè  preferendo la sorpresa.
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A dire il vero la sorpresa l’ha fatta a noi.
La scelta del nome è davvero singolare per una bambina, a parer mio lo porterà con qualche difficoltà.

Se proprio le piaceva un colore forse era più femminile Celeste, Bianca, Azzurra, Viola, piuttosto che Rosa.
A pensarci bene mi sorge un dubbio…forse i colori non hanno genere, sono sia maschili che femminili?

Che grande mistero il momento in cui i genitori scelgono il nome dell’essere di cui ancora non  conoscono il volto!
Sono convinta che ci sia un Angelo addetto a tale compito, è lui che, lungo la strada si china all’orecchio della madre e sussurra quella sequenza di lettere fino d’allora sconosciuta.

Stasera mi recherò in clinica, non vedo l’ora di conoscere la bambina.
Ho pensato di regalare a mia cugina un fascio di rose Blu, non azzeccano il sesso della neonata ma di sicuro sono in sintonia col nome!! ^__^

È arrivata..

È arrivata in spiaggia solo nel tardo pomeriggio Patty.

È una tipa biondina con i capelli sempre sparati. Arriva al suo ombrellone con il telo sottobraccio, barcollando sulle zeppe. Ieri era stropicciata più del solito, non ha mai tolto gli occhiali da sole, dovevano nascondere i segni della stanchezza.
È carina Patty,  piccolina, per non dire bassina, occhi giganti, sempre sorridente,costantemente spettinata…un tipo molto free.

Siamo l’opposto, io e lei.
Riflessiva e bacchettona io, avventata e disinibita lei. In comune condividiamo lo stesso stabilimento balneare e qualche aperitivo al bar, in riva al mare.
Ieri mentre sorseggiava un mojito lei e un analcolico io, mi racconta:

“Stanotte sono stata con un uomo, uno che non mi convinceva nemmeno.
Ero irrequieta quando sono uscita di casa e ho colto al volo l’invito ad una festa in piscina.
Ho cominciato a chiacchierare con questo tizio molto bello e molto snob. Improvvisamente mi ha preso in braccio e si è buttato in acqua”

” …….😲”

“Quando siamo riemersi lui rideva, stavo per prenderlo a cazzotti ma senza darmi il tempo di capire cosa stava per succedere mi ha baciata. Io avrei voluto divincolarmi, avrei voluto dirgli di smettere ma non ho trovato la forza di farlo”

“Ho ricambiato il bacio..un bacio al sapore di rum e cloro.
Un bacio prepotente..che se ne frega di tutto il resto, un bacio che mi ha fatto venire voglia di essere un’altra, almeno per una sera”

Sorseggia il  cocktail e continua:

“Ci siamo asciugati un pò e poi mi ha appoggiata al muro, non ha perso tempo. Le sue mani erano ovunque…abbiamo fatto mattina”

“Ah capisco…come hai detto che si chiama il tipo? ”  domanda cretina giusto per dare un senso di normalità a quella confidenza che di normale aveva poco.

Pausa chilometrica

“Ora che ci penso non me l’ha mai detto, era troppo ubriaco per aver avuto cura di presentarsi”.
“Ma avrà un seguito questa serata o….”
“Non saprei neanche dove trovarlo”
“Beh dai…seratina niente male: alcol, sesso e Rock and roll”  ho ironizzato.

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Che sono troppo “quadrata” lo ammetto, ho sempre classificato questa sfumatura caratteriale fra i difetti ma a sentire ‘ste storie comincio a ricredermi, quasi quasi è un pregio, CERTE SITUAZIONI le scanso in un battibaleno e sono mooolto lontane dal mio modus vivendi.

Mi chiedo quale ricordo rimane di una serata di questo tipo?
Confesso, sono rimasta all’era della pietra dove esistevano le serate fatte di chiacchierate chilometriche e sorrisi sotto la luna: momenti da ricordare.

Oggi si beve per interagire e forse per dimenticare.

Mia figlia…

Mia figlia è stata rimandata: giudizio sospeso è scritto nell’elenco delle classi  appeso alla vetrata della scuola.
Matematica è sempre stata la materia che più l’ha impegnata ma nonostante tutto non è riuscita a recuperarla.
Mi sono subito adoperata per cercare  qualcuno disposto a darle ripetizioni.

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Ho trovato il suo annuncio nella bacheca in biblioteca:
– Alice impartisce lezioni di matematica per aiutarvi nei compiti o recupero debiti L’inserzione  che faceva al caso mio.
Fotografo il suo numero col cellulare, giusto per non perderlo.

La chiamo mentre salgo le scale, prima di entrare in ufficio.
Mi risponde subito, sembrava quasi che non stesse aspettando altro.
“Si certo, sono disponibile, se vuole passare con sua figlia possiamo metterci d’accordo su orari e argomenti da recuperare, abito al terzo piano, porta a destra vicino all’ascensore.
Due giorni fa ero a casa sua.
Alice abita sola, un monolocale pieno di foto e di stampe di quadri d’arte moderna. Presumo non  abbia un vero e proprio armadio,  i suoi vestiti sono appesi un pò ovunque. Una delle pareti è arancione, solare come lei.
Nell”aria si sentiva un odore dolcissimo di vaniglia che proveniva dalle candele profumate sparse qua e là per la stanza.
Ci siamo sentite subito a nostro agio in mezzo a tutto quel disordine e, senza troppe remore, mia figlia le ha raccontato della poca confidenza che ha sempre avuto con i numeri.

Ha sorriso.

“Capisco, credo sia capitato un po a tutti di inciapare in una materia e andare meglio in un’altra. Anche a me non piaceva matematica. Ho cominciato ad amarla quando frequentavo il liceo grazie a una prof molto attenta e brava, aveva capito che i numeri albergavano in me dovevo solo riuscire a metterli in ordine e trovare la loro logica..e così mi sono diplomata con il masimo dei voti.
Poi è iniziato il bello, per non dire il brutto, appena diplomata ho fatto una ventina di lavori per potermi pagare  l’università e ora eccomi qui: laureata e disoccupata.”
“Però non demordo”  ha puntualizzato  mentre invitava mia figlia a sedersi.

Le ho lasciate sole e mi sono avviata verso l’ascensore.
Mentre scendevo al piano terra e attendevo l’apertura della porta pensavo a tutti quei ragazzi che si ritrovano con una laurea chiusa  nel cassetto, non considerata da nessuno.
Anni di rinunce, impegno, notti in bianco passate sui libri, la tesi e poi quando pensi di essere arrivata ti accorgi che non è un traguardo ma un nuovo punto di partenza.
A disposizione un bagaglio di cultura non indifferente ma dopo l’ennesima  porta chiusa in faccia ti ritrovi con un pugno di illusioni infrante.
Vorresti mollare.
Ma deve emergere la positività e la voglia di farcela.
Proprio come Alice, fra il suo caos di panni sparsi e profumo di vaniglia conserva negli occhi la luce dell’ottimismo..la stessa che illuminerà il suo futuro.
Ne sono certa.

Lui è un amico e…

Lui è un amico e in certi casi non mi fido.
Spesso non prendo troppo in considerazione l’opinione di chi dice che faccio qualcosa “bene”, perchè penso sia un giudizio condizionato dall’affetto che ci unisce.
Allora ho cercato l’opinione di qualcuno che avesse fama d’essere esigente e ruvido: una persona che non conoscevo e a cui anzi, in passato, avevo fatto un mezzo sgarbo.
Se piace a lui, mi sono detta,  se asseconda la mia iniziativa, forse posso veramente  andare avanti.
Mi ha detto di continuare.
Non solo, mi ha guardato dentro e ha visto quello che neanche io sapevo che ci fosse.

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La mia personalità complessa (non lo nascondo) mi porta a pensare che talvolta è più semplice accettare critiche o pareri da persone con cui non si condivide nulla.
Non avendo alcun motivo di mentire, nessun  timore di ferire o premura di proteggere, il loro può essere solamente un giudizio mirato.

Proprio qualche giorno fa ne parlavo con una persona conosciuta in rete.
Chissà per quale motivo, anche in questo contesto,  i commenti  con critiche negative  lasciati in calce ai post vengono considerati più sinceri rispetto un complimento dettato  dal cuore.
Sono forse più costruttivi ?

Ero appena…

Ero appena scesa dall’auto quando incrocio una signora, indossava una minigonna mozzafiato.
Automaticamente ho collegato quell’abbigliamento alla seduzione.
Ho pensato cos’è ..come si manifesta?

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Ricordo che  mi piaceva un ragazzo molto ambito da molte compagne. Il mio cuore batteva forte per lui ma non ero certa di essere ricambiata.
Mi ero resa conto che sarebbe stato impossibile vincere la concorrenza sentimentale delle mie coetanee.
Un giorno tirai fuori una gonna che stava da tempo a prendere polvere nell’armadio.
Misi anche un paio di scarpe eleganti, che non erano le solite da ginnastica, e con calcolata freddezza indossai gli strumenti della normalità.
Varcai il portone di casa.

Entrai a scuola e per tutta la mattina non mi alzai dal banco, il rossore della vergogna imporporò per cinque ore le mie guance.
Non mi vergognavo delle mie gambe scoperte, o di quelle scarpe che stonavano con il contesto, ma di aver rinunciato alla parte più profonda della mia persona.

Appena tornata a casa mi strappai i vestiti di dosso, chiusi le scarpe in una scatola e mi promisi che mai più mi sarei arresa ad una realtà meschina come quella della seduzione.

Il ragazzo in questione lo conquistai ugualmente. Tempo dopo, camminando mano nella mano gli chiesi “mi hai visto quella volta con la gonna e quelle scarpe?”
“Oh sì…a dire il vero, così vestita, ho stentato a riconoscerti. ..non potevi essere tu”

Oggi  la seduzione non la vedo in una minigonna indossata, ma in un gesto, uno sguardo, nel modo di camminare, di parlare, di porsi e perché no…in un piatto cucinato con amore.

Stavo girando…

Stavo girando in bici in compagnia di mio nipote quando vede una locandina del circo.
“Zia mi ci porti?”

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Sin dalla prima infanzia il circo non mi è mai piaciuto molto, mi faceva piangere.
Ho sempre detestato vedere gli animali usati, creature umiliate dalla stupidità umana.
Tigri in bilico sugli sgabelli, ruggito e zampate tenute a bada dal sibilare della frusta. Tanta energia e  bellezza soltanto per saltare dentro a un cerchio infuocato.
E che dire degli elefanti.
La loro unica e veneranda saggezza ridotta a camminare in tondo con un pennacchio in testa, a posare una zampa sull’addestratore senza schiacciarlo.
Avrei voluto correre in mezzo alla  pista per abbracciarli.
Il sollievo arrivava con gli acrobati, i giocolieri, gli equilibristi.
Seguivo i piatti volare in aria, le camminate sul filo, il volteggiare dei corpi tra i trapezi senza mai respirare.
Ho trovato esemplare la capacità dell’uomo di perfezionarsi, di raggiungere attraverso il lavoro e lo sforzo, dimensioni apparentemente irraggiungibili.

Nei giorni seguenti oscillavo fra due sentimenti contrastanti, provavo pena per gli animali sfruttati e costretti a vivere in gabbie per il resto della loro vita e pensavo all’acrobata, con la sua volontà e desiderio di staccarsi da terra e volteggiare in aria senza peso e senza sforzo.
Piacerebbe anche a me essere sospesa per un attimo in questo stato di grazia.

” Se invece ti porto a Mirabilandia?”
” Sìììììììì!!!”