É passata….

É passata dal mio ufficio la moglie di un cliente a saldare il conto.
Come è entrata sono rimasta senza parole.
La ricordavo con i capelli lunghissimi mori, invece il suo capo era completamente privo di tutto questo.
Avevo capito il calvario che stava vivendo.

Ho ammirato la sua voglia di normalità, senza nascondersi dietro parrucche che in fin dei conti non c’entravano nulla con i capelli che non possedeva più.
Un bell’atto di coraggio.

I questi casi si esalta la compassione e il compatire, ovvero il “patire con” e vi sono casi estremi in cui la sofferenza è tale che non resta veramente altro da fare, ma molto più frequentemente succede che l’ultima, ma proprio l’ultima cosa di cui una persona che soffre ha bisogno sia che si pianga insieme a lei.

Ecco…a me risulterebbe più facile che pronunciare parole di coraggio.
Non riesco mai a trovare le espressioni più giuste per confortare un malato che prova dolore.
Mi perdo nei meandri dei miei pensieri senza essere capace di articolare frasi che possano portare incoraggiamento.
Mi faccio rabbia da sola.

Lei con un sorriso dolce prima di uscire ha bisbigliato “sta andando tutto per il meglio, mi è stato detto che il peggio è passato”.
Aveva capito il mio smarrimento.

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Vi giuro, mi sono vergognata di me stessa, avrei voluto trasmetterle un appoggio morale e invece…..!

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Su gentile richiesta…

Su gentile richiesta di mio fratello e di mia cognata, ho trascorso il fine settimana  in compagnia dei miei due nipoti, in quanto loro si sono concessi una gita fuori porta liberi da impegni di ogni tipo.

Non è semplice badare a due monelli, ma è sempre una gioia condividere con loro ogni momento.
Durante la giornata fra passeggiate al parco, giochi e merenda il tempo è  volato.
La fase critica è arrivata la sera, al momento  di coricarli.

“Quando devi metterli a letto racconta a loro una favola e si addormentano subito” ha puntualizzato mia cognata mentre mi metteva fra le mani tutto l’occorrente per la notte.
Le ho risposto con un sorriso per tranquillizzarla, ma ero ben consapevole che sarebbe stata un’ardua impresa.

Armati di buona volontà ci siamo infilati sotto le coperte.
Ho scavato nella memoria  accorgendomi di avere perso per strada tutte le fiabe della mia infanzia.
Poi non so neppure il perché  mi è venuta in mente la storia della piccola fiammiferaia di Andersen.
Ho cominciato a raccontare,non l’avessi mai fatto, il più grandicello mi ha tempestato di domande:
” Zia ma come sono i fiammiferi?”.
“ Ma perché vendeva solo fiammiferi e non le sigarette?”,
“ Perché non stava al calduccio in un negozio dove vendono gli accendini?”,
“Ma perché se era capodanno non ha venduto neanche un fiammifero con tutti i petardi che si comprano?”
“Ma come fa la fiammiferaia a vedere le stelle cadenti in cielo quando si vedono solo d’estate? In inverno ci sono le nuvole e mica si vedono le stelle”
Insomma uno stress.

Inutile dire che ho tratto alcune conclusioni: I bambini di oggi sono più avanti anni luce di noi alla loro età, che la logica prevale sulla loro fantasia e che i supereroi rendono la vita enormemente più facile.
A me non sarebbe mai venuto in mente di mettere in discussione la piccola fiammiferaia.
E non mi sarei mai permessa di chiedere a mia madre perché Biancaneve vivesse con i sette nani.
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Comunque giusto per raccontarvi come è andata a finire, mi sono addormentata sfinita,  mentre loro hanno continuato a sgambettare sotto e sopra le coperte ^__+

 

Un violento…

Un violento acquazzone lo sorprese lungo il tragitto mentre stava rincasando verso casa.
Si rifugiò sotto la tenda di un bar dove il padrone lo riconobbe.
“Ma che fai lì sotto, entra che ti bagni tutto, intanto ti offro un amaro”
Faceva freddo ma mio padre declinò l’invito:
“No, ti ringrazio vado subito a casa”
“Ma non vedi come diluvia, che te frega, dai entra che offro io”
La frase “offro io” detta da uno che nella zona era ritenuto il più tirchio e avaro lasciava adito a molti dubbi.
Data la  gentile insistenza del barista mio padre accettò.
In effetti bevvero l’amaro, si raccontarono brevemente delle loro rispettive vite in famiglia nel frattempo l’acquazzone era molto diminuito di intensità e quando mio padre dopo aver ringraziato lo salutò sull’uscio del bar, si ritrovò anche con l’ombrello in mano.
“Prendilo”
“Ma no..non importa,  hai solo questo tienilo tu”
Mio padre lo guardava “uhm c’era qualcosa che non tornava”
Celata la meraviglia per l’improvviso attacco di generosità del barista, ringraziò di nuovo e accettò l’ombrello.
Uscì dal bar, si alzò il bavero della giacca, guardò il nero del cielo, si strinse nelle spalle e si avviò. Non aveva finito di allungare nemmeno un passo quando si sentì chiamare.
Era il barista sull’uscio del bar con un enorme sacco della spazzatura in mano.
“Ti dispiacerebbe buttarlo al primo bidone che trovi? lo farei io ma non c’ho più ombrelli!!”
Improvvisamente tutto tornava.

Mio padre prese il sacco, arrivò nella zona bidoni e buttò il sacco al suo interno.
Non ebbe neanche il tempo di pulirsi le mani che sentì un guaito provenire da un altro bidone vicino. Si avvicinò, sollevò il coperchio…e lo vide.
Vide un fagottino intrappolato in una busta di plastica nella quale usciva solo la testa.
E’ indescrivibile la sorpresa di mio padre mentre  tirava fuori dal bidone dell’immondizia il cucciolo che aveva trovato.
Siccome pioveva ancora e per non farlo bagnare  lo lasciò dentro la busta di plastica che mise sotto la giacca.
A casa, dopo la sorpresa iniziale di mia madre, asciugò il cucciolo e gli diede da mangiare.
“Che facciamo ora?” gli chiese mia madre
“Beh per adesso lo teniamo con noi, giusto il tempo che gli passa lo spavento, poi vedremo”

E’ rimasto con noi tantissimi anni, istaurando nella nostra casa un’atmosfera di tenerezza e di gioia che solo i cuccioli sanno creare.
Era birbante ma con moderazione, ricompensava il tetto, il cibo, le premure che ricercava con tutto l’affetto  e la dedizione.
Era diventato l’ombra di mio padre e tutte le sere lo attendeva al cancello per accompagnarlo in casa. Al mattino come vedeva mio padre mettere la tazzina del caffè sul lavandino si metteva davanti la porta di casa per salutarlo prima di andare al lavoro.
Da quella sera d’inverno quando l’aveva tolto dalla spazzatura Tobia era la dimostrazione vivente della gratitudine.

La natura fece il suo corso e Tobia diventò sempre più vecchio e con sempre più acciacchi sopportati da lui con una dignità da far invidia ad un essere umano.
Quando arrivò a dodici anni le sue forze non erano più quelle di una volta.
Ci guardava sdraiato sul pavimento con gli occhi distanti, pieni di misteriosi pensieri. Non piangono i cani, al posto delle lacrime hanno silenzi e occhi persi nel vuoto.
Tobia ci lasciò una mattina di aprile.
Prima di andarsene, mi raccontò mio padre, sollevò a fatica la testa, diede uno sguardo intorno alla stanza fino a che incontrò gli occhi del suo padrone.
E partì per il suo viaggio.
Io, mio fratello e mia madre piangemmo senza vergogna, mio padre invece ebbe un atteggiamento che non mi sarei mai aspettata: al limite della durezza.
Si concentrò con grande determinazione a consolarci, ci diede la forza di sopportare quello che era successo.
La stessa sera ,mentre cenavamo, si tagliò col coltello affettando il pane.
Era poco più che un graffio.
Mia madre  disinfettò la ferita e mio padre  si guardò il dito e fece una smorfia di dolore:
“Uffa  che male che mi fa” …e scoppiò a piangere come un bambino.

 

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Ora se dovessi descrivere per filo e per segno i miei sentimenti verso chi ha il coraggio di abbandonare gli animali vi assicuro che questo post prenderebbe un’altra piega e soprattutto non basterebbe un blog per illustrare l’odio che mi invade quando penso alle persone che hanno il coraggio di compiere un’azione del genere.
Chi abbandona un essere vivente va severamente punito!

Stavo…

Stavo sorseggiando un capuccino con un’amica quando lei mi racconta di un libro che sta rileggendo per la terza volta.
Secondo lei esistono capolavori che andrebbero riletti a più riprese perchè la vita è un’evoluzione permanente.

“Riaprire un libro che è stato importante in un determinato periodo della nostra vita potrebbe significare intraprendere un nuovo viaggio, magari diverso” sostiene

“Si colgono rimandi e significati che a una prima lettura possono esserci sfuggiti,
talvolta emergono emozioni diverse, fedeli al momento che stiamo vivendo” mi dice.

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Ho pensato alla mia libreria.
Ho posizionato i libri in perfetto ordine, ma i miei preferiti devono avere un posto speciale, proprio lì dove la luce migliore possa illuminarli. Come un quadro.

Sono fedele agli autori, se mi piace un loro libro li compro tutti e difficilmente mi deludono, ma non li ho mai riletti.

Tornando a casa ho pensato alle parole della mia amica, dovrei riprenderne in mano alcuni, chissà rileggendoli scoprirei un mondo nuovo.

È di vostra abitudine rileggere un libro che vi è piaciuto particolarmente?

 

Sfogliando…

Sfogliando alcune riviste mi sono soffermata su un articolo che parlava di Alessandra Mussolini.
Quello che ho letto, devo ammetterlo, mi ha lasciata senza parole:  da lei non me lo sarei mai aspettata.
L’ho sempre vista una donna forte, combattiva che non lasciava spazi ai “ma” e ai “se”, lungi da lei  errori o cedimenti di alcun tipo, insomma rigorosa e determinata,  invece mi sono ricreduta.

Tutti sappiamo che il marito era rimasto coinvolto nell’inchiesta delle baby prostitute, che poi ha patteggiato la pena a un anno di reclusione. Di questo lei non ha mai fatto cenno, non un commento fuori posto.
Solo qualche settimana fa, ospite in una trasmissione, alla domanda se avesse perdonato il marito ha risposto:

“E’ matta ? non si perdona, si vive. Perdonare aspetta al Papa, ai preti e alle suore, ma agli umani perdonare…che perdoni? Tu vivi,  comprendi”

Poi ha continuato
“Sto con una persona per me fondamentale. Mio marito è sempre stato un punto di riferimento. E’ stato, lo è e lo sarà per me, i miei figli e la famiglia ”

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Beh …devo dire che l’ammiro
L’ammiro perché  al suo posto non riuscirei  far finta di nulla sorvolando sull’accaduto.
Sarebbe impossibile seppellire la vergogna, il tradimento, la delusione.
E la dignità?
La stima?
Come si fa a vivere la quotidianità, dividere il letto e la vita, giorno dopo giorno,  con una persona che fatichi a guardare negli occhi?
Sarebbe una croce per me, un immenso sacrificio!!

Ci sono  donne che per amore della famiglia sanno fare un passo indietro e soffrire in silenzio
Come la Mussolini..
Proprio lei che era la più agguerrita  su tutti i fronti della giustizia…verso tutti.

 

So che sembra una frase fatta,
ma il tempo sembra capace di aggiustare tutto
O QUASI!!

Qualche settimana fa stavo …

Qualche settimana fa stavo attendendo mia figlia all’uscita della piscina dove  frequenta un corso di nuoto, quando ho fatto una nuova amicizia.
Si tratta di una ragazza che avevo già intravisto assieme alla figlia in alcune feste scolastiche.
Ci siamo messe a parlare del più e del meno e subito è nata una grande affinità.
Ho sempre provato una fascinazione per il mistero che provocano gli incontri.
Ad un tratto s’incrocia uno sguardo e, tra quello e il nostro, per qualche via misteriosa, si crea un legame, così come la sensazione che quel legame ci sia sempre stato e ci sarà sempre.
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Capita anche, invece, che nella vita succeda una cosa bizzarra: persone che ho conosciuto appena e con la quale ho avuto una frequentazione episodica e del tutto superficiale, proclamino ai quattro venti di essere state mie amiche, e in quanto tali si vantano pubblicamente di conoscere segreti sulla mia vita privata.
Che assoluto controsenso!!

I miei amici, quelli reali, non farebbero mai una cosa del genere, perché coltivano, come me, il dono della discrezione e del rispetto.
Ci unisce la coerenza, il silenzio e l’umiltà.
Tutte cose assenti in chi proclama di “conoscermi bene” e sparla della mia persona a mia insaputa!

Una domanda mi sorge spontanea…

Una domanda mi sorge spontanea:
“sarò meteoropatica?”

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Non vi dico di essere così estremamente dipendente dalle condizioni atmosferiche, però, quando esco dall’ufficio o comunque mi devo muovere ed il tempo tende al  plumbeo  mi girano abbastanza.
Se lavoro e sono concentrata non ci penso, ma appena esco….mmmhh mi prendono tutti i mali.
Già! soffro i capricci del tempo, non a tal punto da essere assalita da attacchi improvvisi di ansia o depressione ma stanchezza e perdita di concentrazione, devo ammetterlo, mi capitano.

il Maltempo condiziona parecchio l’andamento della mia giornata.
Se c’è il vento e il sole gioca a nascondino,  mentre le nuvole non perdono tempo per rinfrescarci, beh mi agito.

Mentre nelle giornate soleggiate tutto va a meraviglia e m’illumino d’immenso (^_^)
come scriveva Ungaretti!

A voi capita?

Buona giornata a tutti!